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PREMI NOBEL/ Ecco chi parte in pole position tra gli scienziati

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In seconda fila ci sono però anche David Allis, capo del Laboratorio di Biologia Molecolare e Epigenetica alla Rockefeller University di New York, e Michael Grunstein, professore di biochimica all’università della California a Los Angeles. Con loro entriamo nel campo del Dna e nel settore in grande ascesa della epigenetica. Le loro ricerche sugli istoni (le proteine basiche sulle quali è avvolto il Dna nel nucleo degli organismi eucarioti) hanno permesso di capire come avviene la regolazione dei geni; inoltre, con un approccio sperimentale alla epigenetica, hanno identificato possibili modalità di espressione genica controllata da processi che stanno oltre il puro livello genetico (a livello epigenetico, appunto). Passando alla chimica, favorito assoluto secondo la Thomson Reuters ScienceWatch sarebbe Louis Brus, del Dipartimento di Chimica della Columbia University di New York. La motivazione è molto chiara: Brus ha scoperto i nanocristalli colloidali, detti “quantum dot”, punti quantici.

 

In realtà la scoperta è avvenuta trent’anni fa, quando Brus era ricercatore presso i celebri AT&T Bell Laboratories: i suoi due saggi che descrivono la scoperta sono del 1983 e 1984 e sono tuttora tra i più citati in articoli e tesi di optoelettronica. Sono proprio le proprietà ottiche quelle che più hanno generato interessanti applicazioni dei quantum dot: basterà citare i LED; ma ci sono applicazioni anche in elettronica, biologia e diagnostica medica. A contendere il Nobel a Brus ci sono due protagonisti della “chimica dell’oro”, cioè Masatake Haruta, della Tokyo Metropolitan University, e Graham J. Hutchings, professore di chimica-fisica e direttore del Centro di Catalisi dell’univerwsità di Cardiff (UK). Il primo, negli stessi anni in cui Brus scopriva i suoi nanocristalli, portava l’interesse scientifico sul prezioso metallo mostrandone le ottime capacità catalitiche.

 

Il secondo, vent’anni dopo, ridava impulso alla catalisi “aurea” aprendo nuove interessanti possibilità nel campo della green chemistry, dato che con questo tipo di catalisi si hanno reazioni più pulite e con meno sottoprodotti: esempi derivanti dalle ricerche di Hutchings sono l’epossidazione del propilene e la formazione di ammine secondarie. La terza fila dello schieramento chimico vede un altro giapponese: Akira Fujishima, presidente della Tokyo University of Science, che ha legato il suo nome al cosiddetto “effetto Honda-Fujishima” relativo alle proprietà foto catalitiche del biossido di Titanio (TiO2). La sua scoperta è ancor più vecchia delle precedenti e risale alla tesi di dottorato, presentata nel 1972 sotto la supervisione di Kenichi Honda e riassunta in un articolo pubblicato su Nature.



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