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PREMI NOBEL/ Ecco chi parte in pole position tra gli scienziati

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La scoperta ha spianato la strada a un largo impiego del TiO2, ad esempio come rivestimento di vetri autopulenti e in generale per la pulizia di superfici contaminate e logorate da inquinanti atmosferici. Infine la fisica. Qui la prima fila è occupata dal’ottica, con Stephen Harris, professore di ingegneria elettrica e fisica alla californiana Stanford University, e con la danese Lene V. Hau, professoressa di fisica applicata alla School of Engineering and Applied Sciences di Harvard. Le loro ricerche hanno portato alla dimostrazione sperimentale della trasparenza elettromagneticamente indotta (Harris) e della cosiddetta “luce lenta” (entrambi). A seguito della scoperta del primo fenomeno, i due nel 1999 hanno fatto viaggiare la luce in una nube di sodio ultrafreddo prossimo allo zero assoluto, “alla velocità di una bicicletta” cioè circa 17 m/s.

 

Un altro fisico vicino alla pole position è Leigh T. Canham, della School of Physics and Astronomy dell’università di Birmingham (UK), che nel 1990 ha scoperto la fotoluminescenza del silicio poroso nel visibile a temperatura ambiente, suscitando grandi aspettative nell’ambito dell’optoelettronica e della fotonica. Infine c’è un tema che potrebbe portare a Stoccolma un pizzico di fantascienza: tra i candidati al Nobel per la fisica ci sarebbero Charles Bennett, del Thomas J. Watson Research Center dell’IBM, Gilles Brassard, titolare della cattedra di Informatica quantistica all’università di Montreal (Canada), e William K. Wootters, del Dipartimento di Fisica del Williams College di Williamstown (Usa); tutti e tre accomunati dal teletrasporto quantico.

 

I primi due avevano elaborato un sistema di crittografia sicuro basato sull’entanglement, ovvero l’intreccio di stati quantici; a partire da quello, insieme i tre hanno sperimentato il teletrasporto, cioè la trasmissione di un “qbit” (l’unità base dell’informazione quantistica) da un punto all’altro senza attraversare lo spazio tra i due punti. Inutile sottolineare che il richiamo alla fantascienza è solo nominale e che queste ricerche non hanno nulla a che fare con Star Trek e simili. A questo punto della panoramica sui Nobel viene spontanea la domanda: e il bosone di Higgs? Non era questa la scoperta dell’anno che doveva portare dritti a Stoccolma mister Higgs e i fisici del Cern? Quelli di Thomson Reuters non ne fanno cenno; forse perché hanno basato le loro previsioni prevalentemente sulle pubblicazioni e sulle citazioni nelle riviste e nei congressi scientifici; e la scoperta del bosone è troppo giovane per questo. Noi però, prima del 9 ottobre, data della proclamazione del Nobel per la fisica, dovremo riparlarne.

 

(Michele Orioli)



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