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INCENDI/ Un occhio di falco per scongiurare l'intervento dei Canadair

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È quello che fa il sistema Fire-Sat, un metodo oggetto di brevetto che è in grado di individuare le zone più a rischio valutando parametri come la temperatura, l’umidità o la secchezza della vegetazione, ma anche la morfologia del terreno e il regime dei venti previsto. «Si tratta di un prototipo previsionale, un software basato sull’acquisizione dei dati satellitari resi disponibili gratuitamente dalla Nasa, che funziona come supporto alle risorse antincendio. Questo sistema di sorveglianza aerea abbatte i costi, limita drasticamente la necessità di lunghe e costose analisi in situ e, soprattutto, permette un pronto intervento, quando l’incendio è ancora circoscritto». 

Gli scienziati del Cnr quindi forniscono le mappe ottenute con uno speciale software alla protezione civile della Regione Basilicata che organizza il sistema di allerta in funzione di tali mappe, cioè predispongono adeguatamente l’invio dei volontari, i voli e i vari sistemi di avvistamento nelle zone indicate dalle mappe come quelle a maggiore vulnerabilità. «Con questo sistema infatti riusciamo a fare una stima della potenziale virulenza e pericolosità dell’incendio per consentire al personale addetto di stabilire delle priorità di intervento e di intervenire in modo rapido laddove l’incendio può avere una azione più distruttiva».

Il modello fornisce quotidianamente alla Regione mappe di previsione del pericolo d’incendio, da cui derivano specifiche ‘classi’ di allerta dei vari comuni: dalla 4, che equivale al pre-allerta, alla 6, pericolo estremo. «Le mappe degli ultimi mesi – prosegue la ricercatrice – confermano che in alcune aree lucane il livello di pericolo è rimasto costantemente alto dalla metà di giugno in poi, in particolare la fascia bradanica, la media e bassa val Basento, il melfese e la costa e montagna di Maratea. Secondo i dati forniti dalla Regione, il monitoraggio tempestivo e dettagliato ha consentito di dimezzare le aree bruciate rispetto al 2007».

Il sistema si presta anche alla valutazione dei danni post-evento, come precisa il collega Lanorte: «Il satellite consente di ottenere mappe delle aree bruciate, di discriminare il livello di danno registrato dalla vegetazione e di stimare l’impatto sul rischio idrogeologico, che potrebbe notevolmente accentuarsi a causa delle piogge successive agli incendi, che aumentano il rischio frane. Inoltre, utilizzando le serie storiche di dati satellitari è possibile ottenere informazioni sulla capacità di ripristino della vegetazione e quindi sui cambiamenti e i danni a medio e lungo periodo indotti all’ecosistema».



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