BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIBATTITI/ Bella risposta. Ma qual era la domanda?

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Ciò non toglie che alcune risposte aprano effettivamente interessanti spiragli e meritino di essere segnalate. Come quella alla Annual Question 2012 – “Qual è la vostra spiegazione favorita per profondità, eleganza o bellezza?” – data da Gino Segre, Professore di Fisica e Astronomia all’Università di Pennsylvania, uno dei sei italiani tra i 194 “eletti” che hanno dato le risposte a Edge.

Segre ha rinunciato a citare teorie moderne o futuribili ed è risalito ai “classici” mettendo sul podio “il ricorso di Keplero ai solidi platonici per spiegare la distanza relativa dei pianeti dal Sole”. Nel 1595 Giovanni Keplero aveva proposto una soluzione profonda, elegante e bella per risolvere il problema di determinare la distanza dal Sole dei pianeti allora conosciuti. Ha considerato i cinque poliedri regolari - ottaedro, icosaedro, dodecaedro, tetraedro, cubo – all'interno di altrettante sfere e inseriti uno nell’altro, come le scatole cinesi o come le matrioske russe, e ha proposto che la successione dei raggi delle sfere avesse gli stessi rapporti relativi delle distanze planetarie. «Naturalmente – dice Segre – quella soluzione profonda, elegante e bella era anche sbagliata; ma in fondo, come nella celebre battuta di Joe. E. Brown nel film “A qualcuno piace caldo”, nessuno è perfetto».

Il bello è che duemila anni prima, Pitagora aveva già cercato una soluzione del genere mettendo in relazione le distanze tra alcuni punti di una corda che devono essere sistemati in modo da produrre suoni gradevoli all'orecchio: era il concetto di “armonia delle sfere”, che lo stesso Keplero ha posto nel titolo di un suo famoso saggio. E quasi duecento anni dopo Keplero, Johann Bode e Johann Titius hanno trovato, pur senza una spiegazione, una semplice ma efficace formula numerica che permette di calcolare le distanze planetarie. Così, osserva Segre, vediamo che la spiegazione di Keplero non fu né il primo né l'ultimo tentativo di dare una spiegazione ai rapporti dei raggi delle orbita planetarie, «ma la sua idea di collegare la dinamica alla geometria, rimane per me il tentativo più profondo, oltre ad essere il più semplice ed elegante».

 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >