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ELETTRONICA/ Le prossime memorie magnetiche si "scriveranno" con la luce

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Che cosa avete scoperto?

Studiando nanocristalli di seleniuro di zinco drogati con rame abbiamo scoperto che questi ultimi non solo conferiscono proprietà di emissione di luce similmente a quanto osservato in studi su semiconduttori massivi, ma che essi sono anche in grado di attivare una forte risposta magnetica. Il nostro studio, in collaborazione con Scott Crooker all’High Magnetic Field National Laboratory che ha coordinato gli esperimenti di magneto-ottica, ha quindi dimostrato per la prima volta che i nanocristalli drogati rame rientrano nella famiglia dei semiconduttori magnetici diluiti che tipicamente prevedono l'uso del manganese. L’aspetto tuttavia più sorprendente della nostra scoperta è che la risposta magnetica di questi sistemi più essere incrementata di oltre il 100% tramite illuminazione con luce ultravioletta o visibile. Questo effetto di foto-magnetizzazione persiste nel tempo per svariate ore al buio e può successivamente essere “letto”e perfino “cancellato” utilizzando luce meno intensa. In altre parole, questi nanocristalli portano “memoria magnetica” del processo di illuminazione e possono quindi in principio costituire i componenti di nuove memorie magnetiche fotoscrivibili.

Quali sono le possibili conseguenze applicative?

La fotomagnetizzazione ottenibile con questi sistemi è importante perché implica un possibile cambio di paradigma nell'immagazzinamento e lettura dati. Seppur di carattere puramente fondamentale i nostri risultati dimostrano che in principio questi sistemi possono essere utilizzati per memorie magnetiche che usano la luce invece che i consueti metodi di scrittura elettrici e magnetici. Di conseguenza, questi risultati potrebbero fornire un ulteriore strumento per la realizzazione di computer ottici.

Quali passi restano da compiere per poter passare alle applicazioni pratiche?

Come detto in precedenza, questo studio è di carattere puramente fondamentale e rappresenta un primo passo verso un traguardo che, seppur sempre più vicino, richiede ancora forti sforzi per il suo raggiungimento. I nostri risultati dimostrano l’esistenza di una nuova proprietà fisica che potrà essere utile per future tecnologie magneto-ottiche ma la realizzazione di dispositivi basati su questi materiali richiede importanti fasi di ottimizzazione e ingegnerizzazione.

 

(Mario Gargantini)



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