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TERREMOTI/ Attenti a quelle faglie, sembrano stabili ma sono a rischio

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La scena dopo un terremoto (Foto: Infophoto)  La scena dopo un terremoto (Foto: Infophoto)

In pratica, le cose starebbero così: se lungo il piano di faglia vi sono zone caratterizzate da bassa permeabilità ed elevato contenuto di acqua nello spazio poroso, come ad esempio sedimenti argillosi, quando sono investite dall’energia sismica, che si irradia dall’ipocentro del terremoto, l’acqua intrappolata si surriscalda per effetto dello stress di taglio, dilatandosi. L’espansione termica subita dal fluido è però contrastata dall’impossibilità dello spazio poroso di aumentare le sue dimensioni generando il fenomeno di sovra-pressione, che indebolisce i sedimenti aumentando la capacità di dislocazione della faglia.
Questo effetto di “accrescimento dello slip”, che avviene in fase co-sismica, ossia durante il terremoto, è probabilmente responsabile dei grandi spostamenti osservati lungo le due faglie studiate. Infatti, le faglie di Chi-Chi e di Tohoku-Oki hanno accumulato uno spostamento totale di 8 m e 50 m rispettivamente, valori assolutamente inattesi per faglie considerate stabili. 
Questi recenti studi complicano il quadro sismologico suggerendo di rivalutare il rischio sismico di faglie finora considerate stabili e mettono in evidenza la necessità di indagare sul ruolo che la reologia dei sedimenti e i fluidi in essi contenuti possono giocare. Grazie alle ricerche, la complessità dei fenomeni naturali può essere messa in evidenza ma, nonostante molte conoscenze siano state acquisite circa la dinamica del nostro Pianeta, vi sono vari altri aspetti che non si è ancora in grado di spiegare.



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