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CLIMA/ Occhio ai termometri, il ciclo solare è “in discesa”

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Se l’energia radiante varia di poco, lo stesso non si può però dire delle macchie solari, zone a temperatura più bassa della fotosfera, legate all’attività del campo magnetico solare. Esiste infatti un ciclo di 11 anni, che viene rilevato ormai da più di tre secoli, legato al numero delle macchie solari presenti sulla fotosfera ogni anno, che mostra oscillazioni da poche decine a quasi 200 macchie. Il grafico dell’andamento del numero delle macchie dimostra che 350 anni fa le macchie hanno avuto un minimo: questa circostanza, protrattasi per tutta la seconda metà del XVII secolo, ha coinciso con un generale abbassamento delle temperature rilevate in Europa, tanto che si parla di “piccola età del ghiaccio”. I meccanismi non sono chiari, ma la correlazione con la temperatura terrestre è netta. A Boulder si è evidenziato come i dati suggeriscano che stiamo percorrendo la parte “in discesa” del ciclo e -dato interessante- che forse ci stiamo avvicinando al limitare di un nuovo minimo.

Si sono ovviamente sviscerati anche altri aspetti, come per esempio l’effetto che ha l’aumento dell’attività solare: se appare infatti immediato pensare che a maggiore energia debba corrispondere una temperatura media globale terrestre più alta, l’effetto reale misurato è in realtà un aumento locale -sull’area Pacifica- della piovosità, che porta a un raffreddamento medio di 1° della superficie del mare e quindi a un rafforzamento del fenomeno del Nino. Oppure ancora uno studio ha rilevato come l’aumento complessivo della radiazione non implichi che aumenti l’energia emessa dal Sole in tutte le lunghezze d’onda che compongono il suo spettro. Quando l’aumento è maggiore negli Ultravioletti ad alta energia (EUV), a causa di una serie di effetti concatenati, aumenta la temperatura media terrestre, ma soprattutto cambia la dinamica delle masse d’aria, con l’effetto che i percorsi delle tempeste sulla superficie terrestre vengono modificati. Questo è un aspetto che si sta iniziando a studiare: gli effetti locali sul clima delle variazioni Solari.

Altri aspetti sono stati oggetto di discussione, ma, oltre ai vari fattori analizzati, va sottolineato come i relatori abbiano concordato su alcune misure da prendere per proseguire il lavoro in modo più proficuo: innanzitutto la realizzazione di una immagine radiometrica del Sole, che consentirebbe di analizzare l’attività magnetica solare anche in assenza delle macchie, in secondo luogo la costituzione di un modello condiviso per la condivisione dei dati relativi al rapporto fra Sole e clima, e infine il suggerimento di missioni per uno studio dei segni dell’attività solare sulle superfici della Luna e di Marte, dove l’assenza di un’atmosfera di tipo terrestre potrebbe dare dati più precisi di quelli che possiamo trovare sulla Terra. 

Il simposio non ha perciò preteso di “chiudere” nessuna questione, ma ha proposto un metodo interdisciplinare per affrontare la costruzione di una immagine realistica del rapporto, per niente lineare, fra attività solare e clima terrestre. Il cammino sembra insomma farsi più esigente e variegato e il quadro sembra acquistare nuovi e tasselli difficili da decifrare, ma, proprio per questo, il lavoro si fa più appassionante.



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