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PREMI/ Medaglia Boltzmann: l’università "La Sapienza" gioca il tris

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Il professor Giovanni Jona-Lasinio durante un seminario  Il professor Giovanni Jona-Lasinio durante un seminario

Da lunedì scorso, gli italiani sono tre. Tre su 22. Basterebbe forse questo numero a far capire l'importanza dell'evento rimbalzato su tutti i blog scientifici mondiali e che porta il nome del grande fisico e matematico austriaco Ludwig Boltzmann, uno dei padri della termodinamica e della meccanica statistica. Dal 1975, la "Medaglia Boltzmann" e' un importante premio, assegnato ogni tre anni dalla commissione di fisica statistica della IUPAP (International Union of Pure and Applied Physics), a scienziati che si sono distinti nel campo della fisica statistica.
È di pochi giorni fa la notizia che quest'anno la medaglia è stata vinta da Harry Swinney (Università del Texas, Austin, Usa) e da Giovanni Jona-Lasinio, professore all'università "La Sapienza" di Roma. Jona-Lasinio, classe 1932, si unisce quindi a Giorgio Parisi e Giovanni Gallavotti, premiati negli anni passati. Fatto ancora più singolare, tutti e tre lavorano al dipartimento di Fisica de "La Sapienza", che si dimostra ancora una volta una scuola di straordinaria eccellenza scientifica.
La ricerca di Jona-Lasinio s'intreccia con quella di altri importanti scienziati. Nel 1961 pubblica insieme al giapponese Yoichiro Nambu due lavori che diventeranno i suoi più citati. In essi si mostra come il concetto di rottura spontanea della simmetria, allora applicato ai superconduttori, possa spiegare l'interazione forte fra particelle massive come i protoni e i neutroni. Per questa scoperta, Nambu vincerà il premio Nobel per la Fisica nel 2008. In quell'occasione, non potendo partecipare di persona, Nambu chiese proprio a Jona-Lasinio di tenere la lezione del Nobel in sua vece a Stoccolma.
Un altro fondamentale contributo è della fine degli anni '60, quando, insieme a Carlo Di Castro, Jona-Lasinio propone di applicare un formalismo matematico (teorie di campo del gruppo di rinormalizzazione) ai fenomeni critici. Questo articolo è notato da Ben Widom (medaglia Boltzmann 1998) all'Università di Cornell, che ne comprende l'importanza e suggerisce a Kenneth Wilson (medaglia Boltzmann 1975) di elaborare ulteriormente la teoria. Wilson, con l'aiuto di Michael Fisher (medaglia Boltzmann 1983), completerà, con il metodo del gruppo di rinormalizzazione, la teoria di Widom dei fenomeni critici. Questo lavoro varrà a Wilson il Nobel nel 1982.



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