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SCOPERTE/ Nello spettacolo cosmico debuttano le esocomete

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Le nuove comete hanno ormai una loro precisa denominazione, che riportiamo per gli appassionati: 49 Ceti (HD 9672), 5 Vulpeculae (HD 182919), 2 Andromedae, HD 21620, HD 42111 e HD 110411; sono state trovate attorno a stelle molto giovani di tipo A, con un’età di circa 5 milioni di anni, e ciò perché le tecniche di rilevamento di Welsh operano molto bene in quei casi. Con spettrografi di più elevata risoluzione si potrebbero individuare comete attorno a stelle più vecchie, di tipo G e F, attorno alle quali sono giù stati trovati molti esopianeti.

Non è la prima volta comunque che si parla di esocomete: lo stesso astronomo di Berkeley ne aveva rivelato la presenza nel 1987, studiando la stella beta-Pictoris (ß-Pic) e l’enorme disco di gas e polvere che la circonda. In quegli anni però l’interesse generale si stava concentrando sui pianeti extrasolari e tutti gli sforzi si sono indirizzati a consolidare ipotesi e metodi osservativi che potessero rendere ragione di questa nuova “geografia” cosmica che fino ad allora annoverava solo stelle solitarie prive di qualsiasi entourage.

Ora il panorama stellare si fa più ricco e interessante e si aprono nuovi interrogativi. Ad esempio sui meccanismi di formazione delle comete: anche le esocomete avranno la loro fase di gestazione in un gigantesco serbatoio di macigni di ghiaccio sporco analogo alla “nostra” nube di Oort, che dai confini del Sistema Solare proietta le comete verso il Sole? Anche loro hanno in gran parte orbite ellittiche ma non mancano tanti esemplari con orbite paraboliche e iperboliche? Soprattutto, anche loro, sorvolando i loro pianeti, svolgono quel ruolo di distributori di informazioni che tanto incuriosisce gli astrobiologi?

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