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AIDS/ Una ricerca fa il punto sui problemi dei farmaci retrovirali

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Il successo delle terapie antiretrovirali aveva portato un’ondata di ottimismo in campo medico tanto che qualcuno cominciava a pensare che questi trattamenti potessero determinare la fine dell’Aids. La strada per un’effettiva cura in grado di cancellare una volta per tutte una patologia che ha causato milioni di vittime sembra ancora lunga, ma i progressi di quest’ultimi tempi fanno ben sperare in un’evoluzione positiva. Dal 1981, quando l'AIDS è stato per la prima volta riconosciuto, sono stati studiati e approvati una ventina di farmaci per il trattamento dell'infezione da HIV, da cui la denominazione di farmaci antiretrovirali. Il primo medicinale ad essere applicato in clinica è stato l'AZT, successivamente denominato Zidovudina o ZDV. Oggi però è emerso un nuovo problema derivato dai medicinali usati per il contrasto. Le persone che riescono ad avere accesso alla terapia antiretrovirale durante l’arco della loro vita, risultano minacciate più che altro dalle malattie correlate all’Aids. Sono nate una serie di complicazioni legate all’HIV, parallelamente agli esiti positivi di alcuni casi di trattamenti antiretrovirali, in quanto in alcuni soggetti si sono sviluppate delle malattie croniche che durano decine di anni. La terapia antiretrovirale non ripristina completamente il sistema immunitario e di conseguenza le patologie legate all’infiammazione o all’immunodeficienza, come le malattie cardiovascolari o il cancro, costituiscono una potenziale minaccia. La causa principale dei nuovi problemi sembrano essere gli effetti tossici cumulativi derivanti dall’assunzione nel lungo periodo dei farmaci antiretrovirali che causano disturbi metabolici e danneggiano gli organi. Di fronte all’evidenza di queste nuove malattie croniche derivanti dai trattamenti, si stanno sviluppando ambiti di ricerca nell’ottica di trovare un rimedio nella procedura di contrasto all’HIV. D’altronde il campo della ricerca è caratterizzato da continue sfide che costituiscono un tratto distintivo nella coscienza umana, e le scoperte in campo medico, come in qualsiasi altro ambito, rappresentano solo alcuni degli ostacoli che troviamo disseminati lungo il cammino dell’evoluzione. In ogni caso ottimismo e progresso restano i due imperativi che guidano l’azione scientifica nella lunga partita contro l’HIV.



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