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MEDICINA/ Un "mondo nuovo" senza Aids? Difficile, se non parte dalla persona

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Questo è soprattutto vero per i soggetti in cui l'infezione è riconosciuta e diagnosticata tardivamente, che hanno quindi maggiori scorte di virus nel corpo e una condizione di infiammazione cronica che predispone a svariate patologie.

Molto diversa è invece la condizione dei soggetti riconosciuti e trattati precocemente, per i quali negli ultimi anni è stato notevolmente anticipato il momento in cui iniziare la terapia; ed è stato persino introdotto il criterio della contagiosità per quei soggetti che per stile di vita rischiano di contagiare sessualmente altre persone. Anche qui, tuttavia, la tossicità dei farmaci, nel lungo periodo, minaccia comunque la salute dei pazienti e richiede un monitoraggio che per molti sistemi sanitari è difficilmente sostenibile.

Deeks suggerisce la decentralizzazione delle cure croniche, da attuarsi sul territorio con adeguata formazione dei centri medici, per ridurre i costi, e sottolinea l'assoluta necessità di monitorare la quantità di virus nel sangue (pratica normale da noi, ma limitata dai costi in Africa). La persistenza dell'infezione da HIV porterà all'invecchiamento della popolazione africana e verosimilmente a un aumentato rischio di tubercolosi. Inoltre, anche nei Paesi industrializzati è ben definita la “treatment cascade”, ossia la quota di soggetti probabilmente HIV positivi, soggetti diagnosticati, agganciati al sistema sanitario, effettivamente seguiti e trattati con soppressione virologica ottimale (meno di 50 copie di HIV RNA/mL di plasma). Negli Usa, ad esempio, su 100 soggetti HIV positivi solo 28 si trovano in condizioni di soppressione ottimale, mentre gli altri si sono arrestati ai passaggi precedenti.

Ciò significa che anche laddove le risorse ci sono l'introduzione della terapia non è attualmente sufficiente per approssimarsi all'eradicazione. Deeks analizza quindi per sommi capi i passi fatti verso l'eradicazione e i risultati ottenuti trattando molto precocemente i pazienti (di cui, tuttavia, è raro cogliere il momento esatto del contagio). Nel complesso l'articolo è un'analisi molto equilibrata e utile per riflettere sulla sostenibilità della lotta all'infezione da HIV e sul suo impatto negli anni a venire.

 



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