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IL PUNTO/ La tutela dell’ambiente passa attraverso l’autocoscienza

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È assodato che nel cuore dell’uomo abiti la tentazione di impadronirsi di ciò che Dio gli dona, senza preoccuparsi di identificare l’origine stessa del dono ricevuto, mentre, per altri versi, si assiste ad un eccesso di assunzione di responsabilità nei confronti di fenomeni che sono sempre avvenuti sulla Terra e che, in alcuni casi, subiscono delle accelerazioni da parte dell’intervento dell’uomo, come nel caso di frane o di alluvioni, dove l’azione di difesa e di protezione, ancora oggi, appare estremamente improbabile.

Per questo motivo, come afferma Tiziana Banini (Il cerchio e la linea, 2010), occorre una riabilitazione metafisica della natura attraverso la fisica, a cui tanto i razionalisti che gli empiristi non avevano pensato, ricordando che “L’homme est la nature prenant conscience d’elle-même” (l’uomo è la natura che prende coscienza di sé), come scriveva il geografo anarchico Elisée Reclus nel 1890.

La tutela dell’ambiente, dunque, passa, nell’attuale periodo storico, attraverso la formulazione del concetto di sviluppo sostenibile, che vede la coesistenza dell’integrità ecosistemica insieme all’efficienza economica e all’equità sociale: "uno sviluppo che risponda alle esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie" (Commissione Bruntland, 1987).

Le tre componenti dello sviluppo sostenibile (economica, sociale e ambientale) devono essere affrontate in maniera equilibrata, prima di tutto  a livello politico. La strategia per lo sviluppo sostenibile, adottata nel 2001 e riveduta nel 2005, è completata, tra l'altro, dal principio dell'integrazione della problematica ambientale nelle politiche europee aventi un impatto sull'ambiente. Un po’ alla volta si percepisce che la tutela ambientale debba prevedere una revisione molto accurata dei criteri d’uso delle risorse della terra, sia per quelle rinnovabili e, a maggior ragione, per quelle non rinnovabili.

È soprattutto su questo versante che la ricerca scientifica in ambito ecosistemico deve abbandonare una sorta di presunzione innata nei confronti della comprensione della realtà ed assumere, invece, un atteggiamento umile di fronte allo splendore del creato, che è la vera centralità dell’intero Universo.



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