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EVENTI/ Due giorni sotto il Gran Sasso per ridare alla scienza il "suo" metodo

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La Biologia ha la possibilità di fare esperimenti e la sua storia è strettamente collegata con le attività sperimentali. Ma i biologi hanno a che fare con sistemi di grande complessità, non solo dovuta al grande numero di componenti di ogni sistema, ma anche alle infinite interazioni fra di loro. E tali sistemi non sono facilmente semplificabili. Giorgio Dieci ha fatto alcuni esempi veramente illuminanti, riguardanti ad esempio le proteine. Anche la biologia tende a trovare meccanismi fondamentali e unificanti; attualmente si tende ad assegnare al DNA tutta la fonte dei caratteri delle parti elementari di ogni tessuto vivente, cioè le cellule. Tuttavia le cose sembrano più complesse e non tutto può essere imputato al DNA.
Il problema della biologia è che essa manca di una teoria. L’immagine del vivente costruita dalla biologia sperimentale si basa su ciò che del vivente è isolabile e manipolabile. Ma non esiste ancora una vera teoria della Biologia. I biologi sperimentali non sono mai troppo entusiasti quando risulta che un processo era stato correttamente predetto. Questo è molto diverso da quanto accade nel campo della fisica, dove un’osservazione sperimentale non verrebbe in alcun modo sminuita se preceduta da una predizione teorica.
La complessità dei sistemi biologici è tale che in alcuni casi una parcellizzazione delle osservazioni sperimentali può essere fuorviante rispetto ad una osservazione globale. E’ questo certamente il caso del sistema “uomo”. Ed è il problema che attualmente si pone ad esempio al neurologo. Mauro Ceroni ha illustrato i problemi che attualmente sono presenti nell’attività diagnostica se ci si affida solo alle analisi di laboratorio. Ceroni si rammarica che sia a poco a poco abbandonato il cosiddetto “metodo clinico”, il metodo che prendeva in considerazione il paziente nella sua globalità, lasciando spazio naturalmente all’intuizione ed all’esperienza del medico, nonché all’anamnesi del paziente stesso. Ad esso si è sostituito un approccio che pretende di essere più scientifico e che si affida a molteplici analisi, ciascuna delle quali riguarda solo un ristretto aspetto del problema.
Questa svolta nella diagnostica è stata provocata non da medici che lavorano con i pazienti, ma da specialisti in epidemiologia, statistica, scienza del computer, neuropsicologi, i quali non hanno competenza nel trattamento del malato reale. Si segue un protocollo predefinito da esperti, senza avere una sintesi da parte del clinico, con la totale abolizione della personalizzazione: il paziente viene fatto ruotare attraverso vari specialisti, senza che qualcuno si prenda la responsabilità della diagnosi finale. Ceroni è piuttosto pessimista sulla possibilità della sopravvivenza della medicina, se si elimina il metodo clinico.
Per mostrare a studenti della scuola media superiore come procede il metodo scientifico, Nice Terzi ha proposto agli insegnanti un possibile percorso didattico centrato sul problema del numero delle dimensioni dello spazio, un argomento ritenuto di solito banale e noioso, anche se indispensabile. Noi viviamo in uno spazio a tre dimensioni (spazio 3D) e quindi per determinare la posizione di un punto nello spazio bastano tre numeri; i sistemi di riferimento possono essere: le coordinate cartesiane, le coordinate sferiche, latitudine, longitudine, quota. Inoltre lo spazio a 3D è omogeneo e isotropo. Ma ci si ferma qui? Non esistono ulteriori dimensioni?
Proviamo a riempire lo spazio 3D con delle figure geometriche. La cristallografia ha dimostrato che si riesce a riempire lo spazio in 3D , senza buchi, mediante sette sistemi cristallini e 11 reticoli (di Bravais). Fra questi non ci sono sistemi con asse di rotazione icosaedrico. Prendiamo ora il dodecaedro pentagonale: è impossibile riempire lo spazio con una figura di questo genere. Ma nel 1982 si è scoperta l’esistenza dei cosiddetti quasi-cristalli (il primo esempio è stata una lega di Manganese e Alluminio), materiali che si credevano disordinati, ma che hanno invece mostrato, all’analisi diffrattiva elettronica, un ordine basato sull’icosaedro. Questa scoperta, che ha necessitato di molte conferme per essere accettata dal mondo scientifico (attualmente i quasi cristalli sono una larga famiglia con centinaia di componenti), ha mostrato che le posizioni degli atomi tornano a essere periodiche in uno spazio a 6D e quindi dobbiamo pensare che i quasi-cristalli che noi osserviamo siano un taglio a 3D di un modo a 6D. E’ così “strana “ questa conclusione?



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