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NOBEL FISICA/ Rossi (Cern): bene Higgs e Englert; ma ci stava anche un premio a LHC

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Lo stesso Rossi tuttavia fa notare che il riconoscimento al Cern non manca, in quanto nella motivazione ufficiale del premio si citano gli studi teorici dei due fisici ma anche la conferma sperimentale del modello da loro ipotizzato: «E non c’è un generico riferimento agli esperimenti ma vengono nominati il Cern, l’acceleratore LHC (Large Hadron Collider) e i due esperimenti ATLAS e CMS che hanno concretamente scoperto il bosone». Esperimenti che sono stati guidati da Fabiola Gianotti e Guido Tonelli; e qui torniamo al discorso del contributo italiano.

Certo, si può leggere nelle recenti scelte del Comitato Nobel una certa preferenza per la fisica teorica, che ha portato a premiare gli autori di modelli teorici come Higgs e Englert; modelli elaborati quasi cinquant’anni fa, quando nel 1964 indipendentemente hanno pubblicato a distanza di pochi mesi due articoli che spiegavano la natura della massa nell’universo a partire dalla presenza di un campo che riempie tutto lo spazio.

Le loro teorie descrivevano il particolare meccanismo che spiega come questo campo e le sue perturbazioni sono all’origine della massa. Englert però non ha lavorato da solo, come Higgs; con lui c’era Robert Brout, scomparso nel maggio 2011, che idealmente dovrebbe essere associato ai due nella vittoria: «ma anche qui c’è una regola che non considera premiabili persone decedute, salvo che il decesso avvenga dopo la nomina. Comunque Brout dovrebbe essere ricordato denominando il meccanismo come meccanismo di Brout-Englert-Higgs e non solo di Higgs come si fa comunemente.



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