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IL PUNTO/ Non bastano i neuroni per "pensare il pensiero"

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Tra l’altro, questo medesima conclusione si dovrebbe applicare alla mostra stessa e al suo contenuto scientifico, che fin dalla prima stanza viene proposto con effetti di grande impatto emozionale: il visitatore infatti inizia il percorso imbattendosi in un cervello umano conservato per poi passare attraverso un’installazione che simula l’attività dei neuroni con un sistema luminoso di quasi settecento chili di fili elettrici appesi a una struttura che si estende per oltre dieci metri.

Altre domande sono implicite o soltanto indotte nel visitatore. Seguendo la sezione che porta alla postazione interattiva dove possiamo 'costruire' un cervello combinando le parti che presiedono alle sue funzioni principali, ci troviamo di fronte a un approccio evolutivo, con tanto di immancabile ritratto di un barbuto e austero Charles Darwin: viene mostrato il cervello in evoluzione mettendo a confronto parti di quello umano rispetto a quello delle lucertole, dei mammiferi e dei primati; come dire che il cervello umano è il risultato di un cammino che ha attraversato le tre fasi precedenti per arrivare alla situazione attuale.

Poi però, appena girato l’angolo ed entrati nella stanza successiva ci troviamo nell’area delle attività cognitive che inizia con la giusta osservazione che "se c’è una cosa che ci rende diversi dagli altri animali è la nostra capacità di pensare". Qui è difficile dire a quale antenato corrispondano le capacità di pensare, memorizzare, immaginare, ragionare. Forse non si è trattato, arrivando all’uomo, di una semplice aggiunta (casuale) di qualche componente che ha trasformato un primate in un Homo, in grado di pensare fino al  punto di…pensare il pensiero. Forse è accaduto qualcosa che ha immesso sulla scena del mondo questo essere speciale che riesce ad essere consapevole di essere tale.

All’aumentare delle nostre conoscenze sui meccanismi cerebrali, ci si accorge che le domande più interessanti non sono quelle relative ai meccanismi in sé ma quelle che riguardano aspetti della nostra attività cosciente che non possono essere ricondotti riduttivamente a quei meccanismi. Insomma, l’invito è ad andare oltre il titolo (Brain) della mostra. Peccato che l’ultimo pannello proponga di “mettere alla prova il cervello” esibendo immagini di formule matematiche e schemi scientifici: come se la soluzione di problemi scientifici fosse solo una questione di “cervello”.



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