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IL PUNTO/ Chi e quando rimetterà per primo piede sulla Luna?

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La sonda lunare LADEE  La sonda lunare LADEE

Ovviamente l’idea di una base lunare permanente ci sposta su tempi inevitabilmente più lunghi e difficilmente prevedibili ma, al di là di questo, è possibile azzardare una risposta alla domanda: chi e quando, rimetterà per primo piede sulla Luna (anche per breve periodo)? Cominciamo con l’osservare che secondo gli attuali programmi ufficiali della Nasa gli americani difficilmente lo faranno. In effetti il programma Constellation, elaborato ancora durante l’amministrazione Bush, che prevedeva una prima missione lunare attorno al 2020, è stato annullato nel 2010. Attualmente non sono previsti sbarchi lunari e l’obbiettivo è piuttosto quello di portare degli uomini su un asteroide o su Marte. Ma potrebbe non essere detta l’ultima parola, se per qualche motivo si dovesse “ accendere” la competizione per la Luna con la Cina. La cancellazione di Constellation non ha in ogni caso interrotto lo sviluppo del nuovo veicolo spaziale Orion, l’erede dello Shuttle, che ha le potenzialità per compiere anche missioni lunari; né quello della famiglia dei nuovi grandi razzi Ares, che potrebbero fungere da vettore anche per missioni umane verso la Luna. L’agenzia spaziale cinese sta conducendo un articolato programma di esplorazione della Luna che ha come obbiettivo finale dichiarato lo sbarco di astronauti in una data compresa fra il 2025 e il 2030.

 

Il programma é iniziato nel 2007 con il lancio della prima delle sonde della serie Change-e (il nome è di una dea lunare dell’olimpo cinese). Dopo una seconda sonda lanciata nel 2010, a breve è programmato il lancio di una terza che sbarcherà sulla superficie lunare in una zona equatoriale: un veicolo semovente, alimentato da un generatore termoelettrico a radioisotopi, che esplorerà il suolo lunare per almeno tre mesi. Seguiranno una quarta e una quinta sonda, quest’ultima nel 2017, che sarà grado di ripartire verso la Terra portando dei campioni di suolo lunare. La preparazione di una missione con equipaggio umano seguirà un lungo iter parallelo, che prevede lo sviluppo di razzi sempre più potenti, di adeguati veicoli spaziali e il progressivo addestramento a missioni sempre più complesse in orbita terrestre. Ricordiamo che il primo astronauta cinese è stato messo in orbita già nel 2003 e che i lanci orbitali cinesi proseguono a buon ritmo ripercorrendo tutte le tappe fondamentali che russi e americani hanno compiuto ormai molti anni fa. Per esempio, nello scorso giugno la missione Shenzhou-10 ha messo in orbita per due settimane un equipaggio di tre astronauti, fra i quali una donna, che si sono esercitati in manovre di docking con il laboratorio orbitante Tiangong-1 che già da tempo gira attorno alla Terra; tutte queste attività sono preliminari all’obbiettivo cinese di costruire entro il 2020 una propria stazione spaziale orbitante, e al successivo balzo verso la Luna. Per la cronaca ricordiamo che anche la Indian Space Research Organisation (ISRO) nel 2009 aveva indicato fra i suoi obbiettivi di lungo periodo l’invio di uomini sulla Luna; ma l’idea è stata sostanzialmente abbandonata nel 2012. In realtà il percorso verso la Luna per gli indiani, che hanno stretto accordi di collaborazione con la Russia, sarebbe stato piuttosto lungo e difficile e la data ipotizzata appariva piuttosto improbabile. A differenza dei cinesi, la ISRO - che ha condotto con successo lo sviluppo di razzi vettori nazionali, di satelliti artificiali e di sonde spaziali - è molto indietro nello sviluppo delle tecnologie per i voli spaziali umani, in particolare di un proprio veicolo orbitale; il lancio attorno alla Terra di questo veicolo, con a bordo una prima coppia di astronauti, difficilmente avrebbe potuto avvenire prima del 2016. Peraltro nell’anno in corso le priorità dei programmi della ISRO hanno subito notevoli cambiamenti e le missioni con astronauti sono passate verso il fondo della lista. Sembra dunque molto improbabile che la Luna venga raggiunta dagli indiani, mentre è previsto che prosegua il loro contributo all’esplorazione lunare con sonde automatiche (una seconda versione, più evoluta, della Chandrayaan dovrebbe partire nel 2016). Segnaliamo, per concludere, che le missioni umane verso la Luna rappresentano un irresistibile obbiettivo anche per quegli inguaribili assetati di avventure che stanno ponendo le basi del “turismo spaziale”. Sono noti i positivi risultati ottenuti dalla Virgin Galactic, che porteranno presto ai primi voli suborbitali “a basso costo” ed è noto che qualche riccone ha già orbitato (a caro prezzo) attorno alla Terra sul veicolo russo Soyuz e attraccato alla ISS. Proprio usando le provate e robuste tecnologie ex-sovietiche, la società Space Adventures offriva già qualche anno fa un “giretto” Terra-Luna e ritorno (senza allunaggio), per la modica cifra di 100 milioni di dollari. Non ci risulta che qualcuno ci abbia ancora provato.

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