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SCIENZA & VITA/ Un Festival per dire che “la vita non è sola”

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La locandina del Festival  La locandina del Festival

Sarà un confronto aperto tra arte, filosofia e scienza sui temi più appassionanti e controversi della bioetica e biopolitica: è quello che si aspettano i responsabili dell’Associazione Scienza & Vita che hanno promosso il loro primo Festival col titolo: “La vita non è sola”. Due giorni di incontri, spettacoli, dialoghi, sabato e domenica prossimi a Bologna: «uno strumento – dicono i promotori - per sperimentare un cambiamento di modalità di comunicazione con quanti siano incuriositi ad ascoltare e a intervenire nei caffè di Bologna con esperti, ma ancor di più testimoni dell’esperienza di vita relativa a quattro momenti del nostro essere umani».

Negli incontri, tavole rotonde e nei “Caffè delle conversazioni scientifiche” si alterneranno filosofi, genetisti, sociologi, teologi, neonatologi, psicologi, costituzionalisti mentre sabato sera Davide Rondoni e l’Orchestra di Ambrogio Sparagna proporranno uno spettacolo di musica e poesia sul tema del Festival.

Con Domenico Coviello, genetista e copresidente nazionale di Scienza & Vita, abbiamo passato in rassegna i principali spunti di riflessione, le parole e i contenuti di questo evento.

 

 

Iniziamo dal titolo: cosa significa “la vita non è sola”?

 

Se la vita non è sola, vuol dire che occorre respingere la tentazione della chiusura egoistica e dell’isolamento, per aprirsi al bisogno/desiderio di legami, espressi nella ricerca  di amicizia, di amore e di solidarietà sociale che passi attraverso un itinerario di formazione in tutte le fasi della vita umana: dal bambino sino all’uomo anziano.

 

In concreto?

 

In concreto significa analizzare, sfuggendo alle costruzioni teorico-astratte, i fallimenti di un progetto basato su modelli socio-culturali che invitano ad esaltare l’individualismo, come forma necessaria di autorealizzazione in un contesto di civiltà segnato dal conformismo sociale e dall’anonimato. Questa base antropologica è necessaria, al fine di proporre una riflessione sulle questioni bioetiche più rilevanti.

 

Veniamo quindi ai temi bioetici: il “fine-vita” è sempre un punto cruciale…

 

Qui il principio dell’autodeterminazione sembra oggi prevalente e si autogiustifica con il valore dell’autonomia del soggetto. Occorre disarticolare questa paradigma con argomentazioni razionali che, ad esempio, dicano come autonomia e autodeterminazione (principi astratti) possono esprimere nell’esperienza concreta la solitudine del morente e il silenzio di fronte alla sua richiesta di aiuto, lanciata al medico e ai familiari. Ogni uomo muore solo, ma non isolato dal resto della sua comunità di affetti e di appartenenza. Bisogna essere capaci di ridire il valore della com-passione e della compagnia in ogni fase della vita, in particolare quando si avvicina il tempo del distacco.

 

E la nascita?

 

Anche la nascita è “un essere donati a noi stessi”. L’uomo non nasce autosufficiente, ma viene generato da due componenti, una maschile e una femminile, e alla nascita è totalmente dipendente dai genitori altrimenti non sopravvive. Inoltre i genitori, oltre al sostentamento fisico, hanno il compito di avere cura del proprio piccolo nel senso più completo e ampio del termine: l’educazione, anche nella sua componente psico-affettiva, non viene trasmessa con il DNA, ma viene trasmessa con la testimonianza e l’amore di cui il bambino ha estremamente bisogno.

 

Il tema della cura nel nuovo contesto tecnologizzato spesso assume risvolti impensabili. Come affrontarlo?



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