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ISON/ Incontro fatale col Sole per la (ex) cometa del secolo

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È stato proprio analizzando questi dati che ieri sera, nelle ore che precedevano il passaggio alla minima distanza dal Sole (previsto per le 19.37 ora italiana) che è stato osservato un abbassamento di luminosità della cometa: un indizio della possibile disgregazione imminente. In seguito gli stessi strumenti, nel momento in cui avrebbero dovuto vederla ricomparire dopo essere passata “dietro” al Sole, non l’hanno più vista, ed è iniziato il tam tam dei social network che annunciavano la sua fine.

Che cosa può essere successo? « Mentre la cometa si avvicina al Sole aumenta la temperatura a cui viene sottoposta e al perielio raggiunge il massimo; parliamo di valori che potrebbero raggiungere anche i 5000 °C. A ciò si aggiunge l’effetto dell’attrazione gravitazionale che può aumentare enormemente gli effetti di marea ai quali è sottoposto il suo nucleo ghiacciato. L’insieme dei due fenomeni può arrivare al punto da distruggere la cometa che si frammenta ed evapora. Lo si capisce perché non la si vede emergere dopo una fase in cui è fuori dalla portata degli strumenti; infatti Soho e gli altri, mentre passa dietro al Sole non riescono ad inquadrarla».  

Un’altra ipotesi è legata alla situazione del Sole, che è in un periodo di notevole attività che comporta la produzione di emissioni coronali (solar flare) che potrebbero aver investito la cometa. «Infatti, poiché tali emissioni avvengono in tutte le direzioni e in modo casuale, più la cometa si avvicina alla stella più aumenta il rischio che venga colpita, soprattutto nella coda, con effetti non ben prevedibili, ma non certo positivi».  

Quindi se è davvero evaporata non si vedrà più nulla? «Potrebbe anche succedere, come qualche volta è accaduto, che, una volta distrutto il nucleo, resti una coda di ioni che potrebbe restare visibile per qualche tempo; è stato il caso della C/2011 W3 Lovejoy, il cui nucleo non aveva resistito al passaggio ravvicinato vicino al Sole nel dicembre di due anni fa ma era sopravvissuta una lunga e ben visibile coda». 

Tra l’altro, dalle ultime notizie di questa notte sembra che qualche frammento sia sopravvissuto e continui il viaggio; ma senza effetti spettacolari e senza tutta quella ricaduta di emozioni e significati che avrebbe provocato una visione popolare prolungata.

Per questi però ci si può rifare; il cielo di questo fine 2013 non è così avaro e ha pensato di regalarci altri spettacoli cometari: non così eclatanti come poteva essere la supercometa Ison ma comunque significativi. Ci sono ben tre comete osservabili, se non proprio a occhio nudo almeno con un buon binocolo: sono la C/2013 R1 Lovejoy, visibile al mattino presto alta nel cielo nella zona del Leone; la 2P Enke, scoperta già a fine ‘700 e che ritorna quasi ogni tre anni e la C/2012 X1 Linear, scoperta un anno fa e che a fine ottobre ha iniziato una fase di rapida espansione della chioma.


(Mario Gargantini) 



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