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ASTROFISICA/ L’enigma Kepler-78b, l’esopianeta che non dovrebbe esistere

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Nonostante le sue caratteristiche lo rendano così simile alla Terra dal punto di vista della densità (e quindi della composizione, rocciosa, come tutti i pianeti nelle orbite interne dei sistemi solari) e delle dimensioni, Kepler-78b non può assolutamente essere paragonato al nostro pianeta per quanto riguarda la possibilità di ospitare la vita. La sua incredibile vicinanza alla sua stella lo rende un pianeta totalmente inospitale, con una temperatura superficiale sopra i 2000 gradi, squassato continuamente dalle fortissime forze mareali dovute all’attrazione gravitazionale della vicina stella. Essendo un pianeta roccioso, è facile immaginare cosa comporti la sua temperatura: la superficie di Kepler 78b è interamente ricoperta di lava. Impossibile perciò immaginare che una eventuale forma di vita abbia scelto questo pianeta come sua dimora.

Questi e altri dati, trovati con estrema difficoltà, vista la distanza del pianeta, le sue piccole dimensioni e la incredibile vicinanza alla sua stella, costituiscono la carta di identità di Kepler 78b. Ma, come accade spesso, mettere insieme alcuni dati non è che il primo passo per conoscere veramente qualcosa. Le osservazioni su Kepler-78b sono proseguite, portando alla pubblicazione di un lavoro a più mani, nel quale sono coinvolti anche diversi italiani, dello Harvard-Smithsonian Centre for Astrophysics. Il team ha studiato il pianeta utilizzando un nuovo spettrografo ad alta precisione costruito per questo scopo all’osservatorio di Roque de los Muchachos, sull’isola di La Palma a Tenerife, confrontando i dati ottenuti con un team indipendente del Keck Observatory, a Mauna Kea, Hawaii.

Le osservazioni hanno portato a qualcosa di imprevisto: secondo le correnti teorie sulla formazione planetaria, infatti, Kepler-78b non si potrebbe essere formato così vicino alla sua stella, né si potrebbe essere avvicinato fino a quel punto. Insomma, Kepler-78b è in un pianeta che non dovrebbe esistere!

«Questo pianeta è un completo mistero - constata l’astronomo David Latham - non sappiamo come si sia formato o come possa essere arrivato dove si trova oggi. Quello che sappiamo certamente è che non rimarrà lì per sempre», alludendo al fatto che la sua orbita si restringe sempre di più, e molto velocemente (si stima che in meno di tre miliardi di anni il suo raggio si ridurrà a zero). L’orbita stessa è una sfida per i teorici: quando il suo sistema solare si stava formando, la giovane stella era più grande di adesso, tanto che l’attuale orbita di Kepler-78b avrebbe dovuto essere all’interno della stella allargata, «ma non si sarebbe potuto formare in quel posto, perché - spiega un collega di Latham, Dimitar Sasselov - non si può formare un pianeta all’interno di una stella. Né si sarebbe potuto formare all’esterno e poi migrare verso l’interno, perché sarebbe finito direttamente dentro la stella. Questo pianeta è un enigma!»

Il piccolo Kepler-78b, dunque, è là fuori e sfida con la sua stessa presenza teorie più o meno consolidate che cercano di spiegare la formazione di sistemi solari. La sua imprevista esistenza rappresenta il bello della scienza e lascia nell’animo di chi ricerca come funzionano le cose una rinnovata esigenza di capire.



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