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GIORNATA MONDIALE DELLA MONTAGNA/ Alpi senza ghiacciai? Un progetto pilota fotografa la nostra "criosfera"

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Le analisi dei dati meteorologici ultradecennali forniti da ARPA Lombardia hanno permesso di identificare tali fattori: un aumento delle temperature, con particolare evidenza in primavera (+2.97 °C in media dal 1981 al 2007) e una diminuzione della copertura nevosa in tutte le stagioni (-20 cm in media sull’anno, -29 cm in media in primavera, tra il 1971 ed il 2007). Un’analisi di correlazione sulle variazioni frontali delle coperture glaciali del Parco ha mostrato come siano soprattutto gli aumenti termici primaverili e la carenza di neve in tale periodo a influenzare la copertura glaciale. La prematura scomparsa del manto nivale espone infatti il ghiaccio a fusione, portando ad un più rapido decremento degli apparati glaciali.

 

La riduzione glaciale è destinata a proseguire? Potrebbero scomparire del tutto i ghiacciai delle Alpi Lombarde?

 Sono state prodotte alcune proiezioni dell’evoluzione futura della copertura nivale e glaciale nel settore lombardo del Parco dello Stelvio, basate sugli scenari climatici dell’IPCC. Ovviamente le proiezioni rappresentano solo una delle possibili evoluzioni ma le tendenze al riscaldamento degli ultimi decenni non permettono di scartare queste ipotesi evolutive che suggeriscono una drammatica riduzione della criosfera regionale e alpina in generale. In particolare si è sviluppata la modellazione del flusso del Ghiacciaio dei Forni, allo scopo di valutarne la possibile evoluzione (fino al 2099) e il corrispondente contributo in termini idrologici. Le proiezioni suggeriscono per il 2030 una forte riduzione degli spessori, fino a quote elevate, 3000 m slm e più, con una variazione del volume glaciale fino al 25-30% per quell’anno ma con decrescita fino al 5-10% entro fine secolo, con sostanziale scomparsa del ghiacciaio.

 

Si è parlato di record mondiale e di perforazione profonda senza uguali per lo studio del permafrost; di che si tratta?

 I ricercatori di Uninsubria hanno eseguito una perforazione record nella roccia che ha raggiunto la profondità di ben 235 m sotto la superficie. Il foro ottenuto nei pressi del Passo dello Stelvio, a circa 3000 m di quota, è stato poi strumentato con sensori di temperatura per rilevare in continuo la temperatura nel permafrost; i dati raccolti hanno rivelato un cuore freddo, sempre al di sotto di 0 °C, dalla superficie al fondo. Uno spessore così elevato di permafrost non era mai stato rilevato ed investigato sulle Alpi e più in generale in Europa. L’elaborazione dei primi anni di dati sta permettendo di ricostruire la storia del clima alpino degli ultimi 200-300 anni, cosa sinora impossibile a queste quote in Europa. La profondità raggiunta ha anche aperto nuovi scenari nell'impatto del permafrost sulla circolazione idrogeologica in alta quota, dato che si riteneva che sulle Alpi lo spessore massimo interessato potesse essere non più di 100 m. Vorrei sottolineare che il foro è ancora strumentato con sensori termici sino al fondo e che quindi il monitoraggio di questo sito unico, vero “cuore freddo delle Alpi”, è tuttora in corso e porterà alla raccolta di nuovi dati.

 

Ma avete analizzato solo il ghiaccio del Parco?

 Altri risultati di grande interesse sono giunti dallo studio dei laghi. I ricercatori di IRSA e ISE hanno infatti prodotto il primo catasto dei Laghi del Parco, che ne descrive le caratteristiche e ne illustra l’evoluzione negli ultimi 50 anni. I laghi con una superficie maggiore di 800 m2 sono risultati ben 116 nel 2007; pertanto questo è uno dei territori con la più alta densità di laghi dell’intera catena alpina: un sito ideale per studiare l’impatto del cambiamento del clima. Anche qui i laghi sono sottoposti alla pressione esercitata dall’aumento della temperatura. Mentre il quantitativo annuo medio di precipitazione non ha subito una significativa variazione, le temperature aumentate dal 1954 in poi hanno incrementato l’evaporazione e portato alla scomparsa di laghi localizzati a bassa quota. Alle quote più elevate (oltre 2900 m) è stata invece rilevata la comparsa di molti nuovi ambienti che seguono la retrocessione dei ghiacciai; sono comunque laghi di natura decisamente effimera e sono destinati anch’essi a scomparire se il ritiro dei ghiacciai proseguirà. Nel complesso l’aumento di temperatura sta portando a una diminuzione di questa risorsa idrica sia in termini volumetrici che di numero di ambienti; perdendo così ecosistemi unici per molti animali e in particolare per gli anfibi la cui vita a quelle quote è legata a quei piccoli corpi idrici.

 

E le ricerche sull’atmosfera che risultati hanno dato?


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