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IL PUNTO/ La ricerca spaziale italiana: declino o nuovo protagonismo?

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Per questo cosa può fare l’ASI?

Anche l’ASI soffre, come tutto il Paese, di scarsità di risorse finanziarie. Per questo bisogna sciogliere il nodo di fondo: lo “spazio” è un asset per il sistema Italia o non lo è? Se sì, il mondo politico lo dica chiaramente, governo in primis. Questa è la mia speranza; condivisa, spero, da aziende, Università ed Enti di Ricerca del settore.

 

In che direzione muoversi, quindi?

Esaminiamo i problemi sul tappeto. Partiamo dall’Agenzia Spaziale Europea. L’Italia, per via di accordi internazionali, è il terzo contributore al bilancio dell’ESA, dopo Francia e Germania. Abbiamo aderito a programmi opzionali e non solo obbligatori. Ce lo possiamo ancora permettere? Possiamo rinegoziare tali accordi? In caso che ciò non fosse possibile è nostro dovere pretendere che sia applicata la regola del “giusto ritorno”, in base alla quale il contributo finanziario torna sotto forma di contratti all’industria nazionale, esclusi i costi di gestione di più del 20% che ESA trattiene; bisogna far sì che i contratti assegnati all’Italia abbiano il massimo valore in termini di qualità e innovazione e non solo di quantità. Non possiamo, a mio avviso, esimerci dal battere i pugni sul tavolo.

 

Come orientarsi tra i vari Programmi Scientifici?

È obbligatorio partecipare, da parte degli stati membri, alle spese dei programmi scientifici ESA, che comprendono tutto eccetto che gli esperimenti a bordo. In questo settore ASI è obbligata a fare una lista di priorità e, insieme alla comunità scientifica, fare delle scelte, a volte dolorose. Non ci sono risorse sufficienti, al momento, per finanziare tutti gli esperimenti proposti dalla comunità scientifica. 

 

C’è un settore dove il nostro Paese sembra avere un ruolo rilevante: le osservazioni della Terra; cosa si può dire?

In questo settore l’Italia è leader o meglio “number one”, a livello mondiale, con la costellazione di quattro satelliti radar ad apertura sintetica in banda X CosmoSkyMed (CSK), operativi in condizioni di buio o di cielo nuvoloso e capaci di monitorare l’ambiente per tutte le sue tematiche: agricoltura, monitoraggio marittimo, inquinamento, pirateria navale, catastrofi e infiniti altri campi di applicazione pacifici. La nuova costellazione di due satelliti CosmoSkyMed, indispensabile alla sostituzione dei satelliti CSK man mano che terminano la loro vita, è finanziata a quasi il 50% e, se non vengono reperite urgentemente risorse aggiuntive, dalla metà del prossimo anno cesserà di esistere, con un notevole danno erariale.



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