BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GEOMETRIA/ Quando Leonardo allungava le piramidi senza cambiarne il volume

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Tra le pagine del Codice Atlantico di Leonardo, il foglio 455r è tra i più rappresentativi e assume il ruolo di emblema della «tendenza ossessiva che guida l’ultima fase degli studi geometrici del maestro». Porta due titoli: a destra “de transmutatione d’equali superfizi rettilinie in varie figure curvilinie e così de controverso” e sul margine inferiore sinistro “trattato de quatita cotinua”; in realtà è un bifoglio di 28.9 x 21.5 cm e presenta ben 177 variazioni di equivalenza su semicerchi e cerchi delle medesime dimensioni, tutte costruite con precisione tramite incisioni a riga e compasso e ripassate a penna e inchiostro. Si distinguono in tutto 168 semicerchi e 9 cerchi disposti su nove “filari” orizzontali per pagina, distanziati di 29 mm circa. Si tratta del più alto numero di esercizi di questo tipo mai illustrato da Leonardo e potranno essere ammirati da tutti nella speciale esposizione del Codice Atlantico (la diciottesima) – visitabile dal 10 dicembre 2013 al 9 marzo 2014 presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano - dedicata a due campi di studio fondamentali del pensiero leonardesco: la matematica e la geometria. È un simbolo della ricerca dell’impossibile soluzione alla quadratura del cerchio, che occupa uno spazio sempre maggiore negli ultimi studi che Leonardo raccoglie nel trattato “De ludo geometrico”, mai portato a termine, i cui fogli si conservano appunto nel Codice Atlantico. Che il grande maestro da Vinci si interessasse alla geometria era abbastanza evidente; tuttavia, si poteva pensare che si trattasse di un interesse legato alla sua attività di pittore ed espresso nelle sue opere d’arte e non una vera speculazione scientifica. All’inizio forse era così; ma in seguito, soprattutto nel periodo milanese e per l’influenza del matematico francescano Luca Pacioli (l’autore del celebre De Divina Proportione) le ricerche geometriche assumono un rilievo notevole. Anche perché dal 1494 Leonardo può accedere agli scritti e al pensiero di Euclide in un testo proprio del Pacioli pubblicato in volgare: prima di allora, la scarsa o nulla conoscenza del greco e del latino del maestro vinciano, “homo senza lettere”, gli aveva reso difficile impadronirsi della basi della geometria classica. Leonardo applica a questi studi tutta la sua creatività e la sua maestria grafica per sottoporre gli oggetti geometrici a una serie di manipolazioni, scomposizioni, trasformazioni che ne rivelano le proprietà e le regole costruttive. È proprio alle trasformazioni e alle equivalenze di superfici sono indirizzati gli esercizi raccolti nel Ludo geometrico, a partire dalla definizione di trasformazione che, nelle sue parole, suona così: “geometria chessasstende nelle trassmutationi de corpi mettallici che son di materia atta asstendersi erachortare sechondo le necessit deloro speculanti”. Secondo questo principio – come nota il curatore dell’esposizione Furio Rinaldi - «Leonardo conferisce alle forme geometriche una qualità plastica ed elastica tale per cui le forme possano essere deformate e plasmate, sezionate, misurate e, infine, trasformate, come nei casi qui esposti dove una piramide viene allungata a dismisura senza che il volume ne venga alterato». Non è difficile scorgere in questo approccio un presentimento di quanto si avverrà nella... 



  PAG. SUCC. >