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TECNOSCIENZA/ Carrà (PoliMI): no al catastrofismo, sì all’alleanza tra “esploratori” e applicativi

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È inevitabile a questo punto riportare il discorso alla situazione italiana: quali sono i punti più critici? «Ritengo che noi dobbiamo essere più razionali, mettere a punto un preciso piano industriale dove stabilire con chiarezza quali sono i settori in cui si deve insistere con uno sviluppo applicativo; e intanto continuare con le ricerche “esplorative”, cercando però sempre di capire come possono avere delle ricadute. Ma si tratta di un approccio finora ampiamente disatteso».

Nonostante le sue analisi severe, Carrà si dichiara decisamente ottimista, soprattutto in una visione globale. «Non c’è nessuna ragione per essere pessimisti e per disperare nelle capacità dell’uomo di crescere; l’uomo ha sempre trovato qualcosa che gli ha permesso di superare difficoltà e crisi. Basta guardare ancora la storia; gli esempi sono tanti. Si pensi al caso dei materiali, prima con l’arrivo dei polimeri, poi con gli attuali nuovi materiali; o all’energia: sembrava una situazione disastrosa, poi si è scoperto che c’è ancora un sacco di petrolio e spuntano altre risorse. Nel mio libro faccio riferimento a due nuovi settore di ricerca la cui affermazione potrebbe ripercuotersi in modo significativo sulle tecnologie chimiche produttive, incluse quelle coinvolte nelle questioni energetiche e ambientali: parlo della biologia sintetica e dell’ingegneria metabolica. Non condivido affatto il catastrofismo; che è quasi sempre strumentale e mosso da particolari interessi economici».

Queste ragioni di ottimismo sono leggermente offuscate dall’osservazione conclusiva del libro, che indica una condizione necessaria per l’attuazione di un cammino positivo di crescita: «è necessaria unagovernance mondiale in grado conciliare l’interessa dei singoli con quello generale».Una prospettiva – nota con preoccupazione il professore – auspicata da tutti a parole ma che «appare nei fatti ancora remota, se non addirittura utopica».

(Michele Orioli)



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