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ELICOTTERI/ Dalla vite aerea di Leonardo ai convertiplani

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Il convertiplano AW609 Tiltrotor  Il convertiplano AW609 Tiltrotor

Il Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia di Milano, a sessant’anni e passa dalla sua inaugurazione non soffre affatto della “sindrome del pensionato” che affligge tante istituzioni culturali del nostro paese e continua a sfornare a gran ritmo idee e novità, che ne ampliano e rinnovano il già ricco patrimonio. L’ultimo esempio è l’apertura al pubblico, proprio in questi giorni, della “nuova area elicotteri”, collocata in un apposito spazio del grande Padiglione Aeronavale. Qui, a dir la verità, esisteva già dal 2007 una piccola sezione dedicata al “volo verticale”, che è stata ora arricchita con nuovi oggetti e completamente riorganizzata in modo da fornire una sintetica panoramica dello sviluppo storico dell’idea di elicottero.

Purtroppo gli spazi fisici non hanno potuto essere aumentati di molto e dunque Marco Iezzi, curatore scientifico dell’area, ha dovuto compiere una estrema sintesi della lunga e complessa storia dell’elicottero, scegliendo di mettere in evidenza solamente alcuni punti fondamentali del percorso tecnologico che ha portato dalle prime idee di Leonardo da Vinci sulla “vite aerea”, ai moderni elicotteri e ai convertiplani, che ne rappresentano l’attuale punto di massimo sviluppo.

I visitatori potranno così apprendere che le prime idee su come annullare gli effetti della coppia motrice (evitando quindi che l’elicottero ruoti su se stesso), risalgono ai francesi Launoy e Bienvenu che nel 1784 effettuarono una dimostrazione con un primo rudimentale modello volante, fatto di spago e di piume di fagiano, davanti all’Accademia delle Scienze di Parigi. Il termine elicottero non era peraltro ancora in uso: fu coniato solo verso il 1863 dal francese Gustave Ponton D’Amecourt, unendo due termini greci “helix” (spirale) e “pter?n” (ala).

Ben più complessi furono i modelli che nel 1877 l’ingegner Enrico Forlanini (il personaggio a cui è intitolato l’aeroporto di Linate) a più riprese fece sollevare da terra, anche di fronte a un numeroso pubblico milanese radunato ai giardini pubblici. Il Museo conserva uno di questi modelli originali, fatto di tela e canne di bambù, ma dotato anche di un raffinatissimo e leggerissimo motorino a vapore, che gli consentiva di alzarsi per una quindicina di metri e di ritornare poi a terra dolcemente.



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