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BIOLOGIA/ I coralli delle Hawaii ampliano la scala dei cambiamenti climatici

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Coralli delle Hwaii  Coralli delle Hwaii
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La sostanza organica prodotta dal fitoplancton risulta marcata perché l’azoto di origine atmosferica ha una composizione isotopica diversa da quello che risale dal fondo marino. Il bello è che, grazie a questa marcatura, è possibile seguirne il destino durante il passaggio ai piccoli crostacei che si nutrono di fitoplancton e che sono a loro volta il cibo dei grandi coralli che vivono nelle profondità marine. L’azoto marcato entra a far parte della chitina dello scheletro corallino che può essere datata e analizzata mostrando, strato dopo strato, la storia della sua composizione su un lasso di tempo di alcune migliaia di anni. Il registro isotopico, presente negli scheletri chitinosi dei coralli, ci ha preparato un’altra sorpresa. Dopo un migliaio di anni di relativa stabilità climatica, durante il quale la principale fonte di azoto per il fitoplancton dell’Oceano Pacifico Settentrionale era dovuta ai nitrati provenienti dal fondo oceanico, il passaggio verso microalghe capaci di fissare l’azoto atmosferico è avvenuto circa 150 anni fa, in corrispondenza con il termine della cosiddetta Piccola Era Glaciale.

Questa scoperta, mentre da un lato pone gli attuali cambiamenti climatici su una scala temporale più ampia del previsto, dall’altro ci mostra la pervasività di questi cambiamenti a tutti i livelli degli ecosistemi.

I grandi coralli, che come gli alberi occupano per millenni la stessa porzione di ambiente, sono viventi registri dei cambiamenti climatici ma anche testimonianza della capacità degli esseri viventi di adattarsi a così ampie variazioni dell’ecosistema.

 



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