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CANNABIS/ In uno studio la relazione tra Marijuana e schizofrenia

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Secondo uno studio pubblicato sulla rivista specializzata online Schizophrenia Research, il rischio di schizofrenia deriva dai caratteri ereditari genetici piuttosto che dall’uso adolescenziale di cannabis. Alcuni ricercatori del Harvard Medical School hanno preso in esame la storia familiare di 108 pazienti schizofrenici e 171 individui senza la patologia in questione, per capire se il consumo di Marijuana fosse un fattore indipendente dallo sviluppo della malattia. Gli studiosi hanno scoperto che la storia genetica di una famiglia con individui schizofrenici aumenta il rischio di contrarre la stessa patologia, indipendentemente dal fatto che si faccia uso di cannabis. “I risultati di questo studio suggeriscono che l’aumento del rischio è dovuto alla genetica ereditaria dei vari componenti della famiglia, e non all’uso di cannabis. La Marijuana può avere un effetto solamente sull’età in cui si manifesta la schizofrenia, ma è improbabile che sia la causa della malattia”, hanno dichiarato i ricercatori. Gli studi precedenti hanno segnalato che i tassi di schizofrenia sono rimasti stabili per decenni nonostante il cambiamento dei modelli di consumo della cannabis tra la popolazione. Parallelamente arriva un’altra notizia dai Paesi Bassi e dal Regno Unito secondo la quale il cannabidiolo (CBD), un cannabinoide non psicotropo, allevia i sintomi psicotici: questo è quanto viene riportato dalla rivista scientifica Neuropsychopharmacology nel numero di novembre. Gli studiosi olandesi e britannici hanno constatato che la somministrazione del CBD è associata a un miglioramento dei sintomi negli individui che soffrono di schizofrenia e di morbo di Parkinson. Inoltre è emerso che la somministrazione di questo particolare tipo di cannabinoide ha meno effetti collaterali di altri farmaci antipsicotici, come ad esempio l’Amisulpride (test condotto su 42 pazienti che soffrivano di schizofrenia e paranoia acuta). “I risultati di studi differenti hanno evidenziato che il CBD possiede alcune potenzialità ai fini del trattamento antipsicotico. Data l’alta tolleranza e il migliore rapporto costi-benefici, il CBD può rivelarsi una valida alternativa per il trattamento della patologia”, hanno detto gli studiosi. Inoltre, alcune indagini effettuate sugli animali hanno documentato che il CBD possiede una varietà di qualità terapeutiche tra cui quella anti-infiammatoria, anti-diabetica, anti-epilettica e anti-cancro. Di recente la FDA (Food and Drug Administration, del dipartimento di salute degli Stati Uniti) ha approvato l’uso sperimentale del cannabinoide per il trattamento di una rara forma di epilessia pediatrica nota con il nome di Sindrome di Drivet. A breve avranno inizio gli studi clinici per valutare la sicurezza e la tolleranza del farmaco nei bambini.

(Mattia Baglioni)



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