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LA VITA (NON) ESISTE?/ La speranza incarnata in un bambino smonta Scientific American

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La nebulosa di Orione (Immagine d'archivio)  La nebulosa di Orione (Immagine d'archivio)

Ma la provocazione dell'articolo va colta anche per altri aspetti interessanti che contiene. Come mai la definizione di vita, pur nel suo significato puramente biologico, risulta tanto sfuggente? È interessante notare che una simile difficoltà si presenta nelle scienze naturali ogni volta che ci si avvicina a qualcosa di veramente fondamentale. Proviamo ad esempio a definire compiutamente realtà come "tempo", oppure "universo", o "legge naturale". Sono nozioni tanto fondamentali quanto ineffabili. Il fatto è che ogni definizione deve necessariamente appoggiarsi su una precedente nozione in qualche modo commensurabile con ciò che si intende definire. Così ad esempio è arduo definire il tempo in termini puramente atemporali, ed è forse impossibile definire la vita esclusivamente in termini di qualcosa di non-vivo. Forse allora la difficoltà a definire la vita in termini chimico-fisici suggerisce, non che la vita non esiste, ma che essa è un fenomeno irriducibile ai suoi presupposti materiali pur appoggiandosi interamente su di essi. 

Quanto all'antropocentrismo paventato da Jabr, è indiscutibile che il fascino che noi umani percepiamo per il fenomeno "vita" nasce dal fatto che ci riconosciamo in essa, in particolare nel suo livello cosciente. Infatti, come la materia è presupposto della vita, così la vita biologica è presupposto dell'altra irriducibile proprietà della natura che ci caratterizza: la coscienza. Sì, noi siamo esseri viventi e autocoscienti. E questo ci interessa. Non è una cosa di cui vergognarsi. Del resto, qualunque nostro tentativo di descrivere il mondo, dagli atomi al Dna, avviene inevitabilmente dall'interno della nostra esperienza di tale vita e di tale autocoscienza. Così, mentre abbiamo un'esperienza immediata di che cosa significhi essere un "vivente", in quanto la sperimentiamo direttamente su noi stessi, non altrettanto possiamo dire di ciò che è "inanimato". Paradossalmente dunque, ribaltando il discorso di Jabr, l'enigma più fitto per noi potrebbe essere non quello di definire la vita, ma la non-vita, la realtà inanimata. 

La vita ci interessa perché ci riguarda, non c'è dubbio. E in quanto esseri autocoscienti siamo curiosi del mondo e tesi a esplorare la natura, senza sosta; siamo capaci di creatività espressiva; sperimentiamo la speranza, il dolore, la libertà; soffriamo per l'ingiustizia, siamo insoddisfatti e inquieti; cerchiamo incessantemente la felicità, il senso esauriente delle cose. Tutto questo è la nostra vita umana, che non ci sarebbe senza la nostra vita biologica. Soprattutto per questo ci affascina la vita, qualunque vita; e gli scienziati la vanno a cercare in ogni angolo, magari anche fuori dal nostro pianeta; per questo ci strugge il tentar di capire come i primi micro-organismi si siano formati, partendo da quei mattoni inanimati, e vogliamo vedere meglio come un tale miracolo di eleganza e complessità e fecondità sia mai stato e sia tuttora possibile. 



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