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COSMOLOGIA/ Dal Polo Sud la prima misura di deboli distorsioni nell’eco del Big Bang

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Il secondo meccanismo che produce “modi B” è dovuto in realtà a una distorsione dei “modi E”, l’altra componente della polarizzazione della radiazione cosmica di fondo. Infatti nel suo lungo viaggio nel cosmo la radiazione fossile subisce delle piccole distorsioni quando passa nel campo gravitazionale delle strutture a larga scala dell’Universo. Il meccanismo viene chiamato “lente gravitazionale”, perché la deviazione della traiettoria della radiazione è simile a quella subita per effetto di una lente.

I “modi B” misurati recentemente sono dovuti al secondo tipo di meccanismo. Il risultato è stato ottenuto da un team di ricercatori guidati da Duncan Hanson della McGill University (Montreal, Canada) analizzando una mappa di 100 gradi quadrati ottenuta grazie ai dati del South Pole Telescope. Il telescopio di 10 metri è situato presso la stazione antartica Amundsen-Scott e dispone di due schiere di strumenti, detti bolometri, a 95 e 150 GHz, sensibili alla polarizzazione. Le osservazioni dall’Antartide della radiazione cosmica di fondo sono state combinate con le osservazioni spaziali del telescopio Herschel; queste ultime osservazioni infatti permettono di tracciare il potenziale gravitazionale che genera le lenti gravitazionali all’origine della distorsione dei “modi E” in “modi B”.

Non sono quindi ancora stati visti i “modi B primordiali” che da anni i cosmologi sperano di osservare con grande trepidazione. In ogni caso questa misura, effettuata per la prima volta, è un successo e il risultato è di grande interesse scientifico. Grazie ad essa si possono per esempio effettuare calcoli più precisi sulla massa del neutrino, aprendo una nuova strada a questo studio in aggiunta agli esperimenti di fisica particellare. Inoltre è necessario conoscere con precisione questo contributo non primordiale ai “modi B” per poter ripulire il segnale ed evidenziare la componente - eventualmente esistente - di “modi B primordiali”.

Ma per la conferma dell’esistenza di questo debolissimo segnale primordiale si dovrà attendere ancora. Anche per questo i cosmologi guardano con grande interesse al rilascio il prossimo anno dei risultati in polarizzazione del satellite Planck.



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