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ARMI CHIMICHE/ Tutti (o quasi) al lavoro contro i rischi

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Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Il primo obiettivo è stato di disattivare gli impianti che producevano armi chimiche e distruggere le armi chimiche immagazzinate. Erano stati individuati 70 siti in 13 paesi diversi che producevano armi chimiche e sono stati tutti disattivati; erano stati individuati 35 siti in 7 paesi diversi dove erano presenti armi chimiche immagazzinate e 81,71% è stato distrutto. Un secondo obbiettivo è quello di tenere sotto controllo anche i siti dove ci sono produzioni chimiche a scopi pacifici, ma che potrebbero essere utilizzate per produrre armi chimiche: ne sono stati dichiarati 5426 in tutto il mondo; 100 ispezioni sono avvenute in Italia e 5286 in tutto il mondo. L’obbligo della dichiarazione della presenza di queste attività da parte dei paesi firmatari e il successivo controllo da parte dall’OPCW con diverse ispezioni, ha una forte ricaduta sulla sicurezza di questi impianti o laboratori di ricerca, in quanto spinge ad un maggiore controllo delle emissioni di materie prime, sottoprodotti, prodotti e coprodotti che presentano tossicità acuta. Poi c’è l’azione di controllo sullo sviluppo della scienza per essere allertati sulla scoperta di nuove armi chimiche.

Come?

 E’ stato costituito un comitato scientifico, del quale faccio parte, allo scopo di seguire gli avanzamenti delle scienze per verificare la eventuale scoperta di nuove armi chimiche. In particolare teniamo sotto controllo: le nanotecnologie, i microreattori, la convergenza fra chimica e biologia, le metodologie accelerate di sviluppo di nuovi farmaci con tecniche combinatorie, i nuovi metodi di distribuzione di armi chimiche. Un compito è anche seguire le nuove tecnologie di analisi, soprattutto quelle in situ e veloci (per facilitare i controlli).

Ha accennato alle nanotecnologie: non rappresentano un potenziale pericolo?

C’è stato chi ha pensato che si potessero produrre nuove armi chimiche tramite le nanotecnologie; in realtà le nanotecnologie più che generare prodotti pericolosi possono agire come veicolo “invisibile” per trasportarli. Non abbiamo ancora conferme che nuove nano-armi siano state realizzate. C’è invece il fatto positivo che con le nanotecnologie si sono messi a punto degli antidoti “in polvere” contro le armi chimiche.

 

(Mario Gargantini)



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