BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

MEDICINA/ Con l'elettronica epidermica si misura la febbre wi-fi

L'ultima nata in casa della micromedicina? La pelle elettronica. Di recente un team di ricercatori ha sviluppato un approccio completamente nuovo. Ne parla MICHELE ORIOLI

Infophoto Infophoto

Si potrebbe chiamarla micromedicina: è un ramo della bioingegneria che unisce le funzionalità della microelettronica alle potenzialità dei nuovi materiali per sfornare, a ritmo ormai elevato, applicazioni mediche sofisticate ma in grado di diventare in breve tempo pratiche quotidiane e alla portata di tutti.

È il caso della cosiddetta "pelle elettronica", di cui si parla da tempo, ma che continua a presentarsi in forme nuove e adatte a una varietà di esigenze diagnostiche e terapeutiche. L'ultimo nato di questa serie viene da un team internazionale multidisciplinare, comprendente ricercatori della Università dell'Illinois di Urbana/Champaign e del National Institute of Biomedical Imaging e Bioingegneering (NIBIB), che hanno sviluppato un approccio completamente nuovo, descritto recentemente sulla rivista Nature Materials: una speciale "electronic skin" che aderisce in modo non invasivo alla pelle umana, conformandosi bene alle varie forme e restando attaccata nonostante la normale elasticità dei movimenti; il suo scopo è di fornire una mappa dettagliata della temperatura di qualsiasi superficie del corpo.

Quello della temperatura, si sa, è un indicatore fondamentale per moltissime diagnosi e da tempo si cercano soluzioni efficaci e precise per misurarla ricorrendo alle più avanzate tecnologie disponibili. Dalla sensoristica sono stati ricavati speciali sensori adesivi in grado di fornire semplici misure di temperatura in punti specifici; d'altro canto, ci sono avanzatissime fotocamere digitali a infrarossi che possono rilevare, in alta risoluzione, variazioni di temperatura in vaste zone del corpo. Ma entrambe le tecnologie, pur molto evolute, hanno dei limiti: le telecamere a infrarossi sono costose e richiedono al paziente di rimanere completamente immobile; mentre i sensori adesivi, benché consentano una libertà di movimento, forniscono informazioni limitate.  

Come funzionano questi nuovi dispositivi? C'è una matrice (array) ultrasottile di sensori di temperatura e di elementi riscaldanti che viene depositata sulla superficie della pelle attraverso un contatto soft, senza adesivi, quasi come un tatuaggio. È una variante di una tecnologia, originariamente sviluppata nel laboratorio del professor John Rogers presso l'Università dell'Illinois di Urbana/Champaign, chiamata "elettronica epidermica".

Nell'articolo di Nature Materials vengono descritte le prove effettuate per saggiare l'affidabilità del sistema, che è stato testato per la sua capacità di rilevare con precisione variazioni della temperatura cutanea localizzata rispetto al "gold standard", cioè la telecamera a infrarossi. Il confronto è stato svolto in base a un certo numero di stimoli fisici e mentali separati; il soggetto "indossava" sul palmo della mano una matrice del nuovo tipo e contemporaneamente misure di temperatura erano ottenute con una telecamera a infrarossi collocata a 40 centimetri dalla stessa regione. Ne è risultato che i profili delle variazioni di temperatura erano praticamente identici con i due metodi.