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SPAZIO/ Un miliardo di stelle nella megafoto della Via Lattea in 3D

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Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Il contributo italiano, quindi, è notevole: «Siamo la prima nazione insieme alla Francia e al suo stesso livello; non succede spesso ed è quindi un grosso impegno per ASI e INAF». Quest’ultima è direttamente coinvolta negli aspetti più tipicamente scientifici: produce tra l’altro tutti i software scientifici che poi sono integrati nell’infrastruttura del DPCT; «un lavoro svolto tutto in Java – osserva Lattanzi - che è linguaggio tipo del mondo delle telecomunicazioni ma meno usuale per gli scienziati e che ha richiesto un grande sforzo e impegno».

Quanto ai risultati, Lattanzi segnala una interessante novità: «Non si dovrà aspettare la fine della missione, nel 2021, per accedere ai dati: ci saranno anche dei rilasci intermedi per l’utilizzo scientifico che verranno messi a disposizione di tutta la comunità scientifica mondiale: un primo rilascio sarà già 22 mesi dopo il lancio. Il catalogo finale, cioè la tanto attesa mappa tridimensionale della nostra Galassia, ai 25 microsecondi d’arco in media su tutto il cielo, sarà completato tre anni dopo la fase operativa della missione che durerà 5 anni».

Oggi al workshop di Roma si farà il punto sulla preparazione del sistema scientifico di terra, che già fin d’ora sembra avere tutte le carte in regola per poter arrivare pronto all’appuntamento del lancio. Lancio che avverrà dalla nuova base Esa in Guinea, vicino alla storica base di lancio di Kourou, con un vettore Soyuz-Fregat-13 dal quale il satellite sarà posto in orbita intorno al punto lagrangiano L2. La data esatta è ancora oggetto di discussione da parte dei vertici Esa, che stanno combinando le precedenze delle diverse missioni con la finestra di lancio utile nella settimana che inizia il 21 ottobre prossimo. «Noi però saremmo già pronti anche in settembre – aggiunge con soddisfazione Lattanzi - dove c’è un’altra finestra disponibile».

 

(Michele Orioli)



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