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IL PUNTO/ La logica del triangolo clima-foreste-idrologia

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La popolazione del villaggio di Samako  La popolazione del villaggio di Samako

Oggi, nonostante la crisi finanziaria che attraversa strutturalmente il mondo della ricerca scientifica, in Europa esistono molteplici attività sperimentali su queste tematiche e proprio la prossima settimana, a Milano (21-22, Palazzo delle Stelline), si svolgerà la conferenza conclusiva del progetto WasserMed, caratterizzato da contributi sulla valutazione di eventi estremi  verificatisi nell’Europa meridionale, nel nord Africa e nel Medio Oriente ed attenta alle evoluzioni dei cambiamenti idrologici provocati dai cambiamenti climatici.

Credo che una domanda fondamentale che si sta ponendo una gran parte di ricercatori sulle problematiche connesse alla disponibilità sempre più ridotta di risorse idriche sia inerente la possibilità di identificare delle tecnologie innovative in grado di salvare il Pianeta dal progredire della siccità, della desertificazione e delle temperature estreme, connesse al riscaldamento terrestre.

E mi ritorna alla mente la foresta tropicale nei pressi di Bamako… come se, in qualche misura, un processo ordinario, più avanzato delle tecnologie di derivazione antropica, fosse già presente nella natura stessa.

Infatti, come spiegano i due fisici russi Anastassia Makarieva e Victor Gorshkov (2006) con la teoria dellaPompa Biotica, la foresta, in particolare quella tropicale ed equatoriale, è in grado di creare zone fresche di perenne condensazione, quindi di depressione atmosferica, che attirano masse d’aria dal territorio circostante e provocano ulteriore condensazione.

La Pompa Biotica sarebbe capace di assicurare all’interno del territorio una costante presenza di acqua a disposizione delle piante e di moderare la dispersione in atmosfera. L’evapotraspirazione che si realizza nelle foreste funge da condizionatore atmosferico riducendo gli sbalzi di temperatura, non produce rifiuti, ma solo biomassa vegetale, utile alla società umana, ad altri organismi ed al pianeta, immagazzinando CO(Pacini, 2012). Fino ad ora non si conoscono effetti negativi legati allo sviluppo di questa  “tecnologia”. Le foreste, quindi, potrebbero essere assimilate ad una sorta di spugna vivente, che fa sì che l’aria umida degli oceani venga trasferita e immagazzinata sulle terre emerse (Fattori, 2010).

 



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