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SPAZIO/ Le insidie che vengono dal cielo e la nostra responsabilità

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Scendendo più vicino alla superficie, un fenomeno che tutti conoscono è quello dei fulmini, uno degli eventi celesti più terrificanti, che da sempre ha suscitato timore e ha dato origine a miti, leggende e superstizioni. Si è dovuto attendere fino alla metà del ‘700 perché dai primi esperimenti di Benjamin Franklin si arrivasse alla realizzazione dei parafulmini. Oggi i fulmini sono ancora oggetto di studi e negli ultimi decenni del secolo scorso si è intensificata la costruzione di sistemi avanzati di rilevamento, con l’impiego di speciali sensori e di una strumentazione sempre più precisa.

In Italia dal 1994 è attiva una rete di sensori di fulmine, denominato Sirf (Sistema Italiano Rilevamento Fulmini) realizzata dal Cesi per la rilevazione in tempo reale e per la localizzazione spaziale delle scariche di fulmine che si sviluppano tra nubi e suolo. Tra i servizi offerti dal Sirf, c’è la predisposizione di una mappa dei punti di impatto dei fulmini sul territorio nazionale aggiornata con frequenza regolare. Ma sono numerosi i siti web che presentano dati sulla quantità di fulmini che si abbattono ogni ora nelle diverse zone e permettono la localizzazione dei punti di impatto.

Dal cielo potrebbero incombere anche i batteri. È notizia recente, e da sottoporre ad approfondimenti critici, quella relativa alla presenza di un numero significativo di microrganismi viventi - principalmente batteri - nella media e alta troposfera (la parte di atmosfera a diretto contatto con la superficie terrestre). La scoperta è stata descritta dai ricercatori del Georgia Institute of Technology sulla rivista Pnas: i microrganismi sono stati rinvenuti in campioni di aria prelevati nel quadro della programma Grip (Genesis and Rapid Intensification Processes) della Nasa, che studia masse d’aria a bassa e a alta quota associate a tempeste tropicali. Non è ancora chiara la dinamica del fenomeno: i batteri potrebbero abitare normalmente in questa zona, potrebbero essere coinvolti nel processo di formazione delle nubi, oppure potrebbero essere saliti dalla superficie terrestre per poi ricadere: c’è ancora da indagare.

Infine, la questione meteoriti. Come si è visto, la caduta di un meteorite sulla Terra non è un evento impossibile; anzi, quanto accaduto in Russia è stato occasione per puntare l’attenzione su una situazione già oggetto di studi e di iniziative concrete da parte di enti di ricerca e delle varie Agenzie spaziali. Si sa che gli asteroidi che arrivano nei dintorni della Terra sono numerosi: data la loro varietà, è stato coniata l’apposita denominazione di Neo (Near Earth Object) e all’interno di questa categoria si cerca di stimare la presenza degli oggetti potenzialmente pericolosi. Un certo monitoraggio è possibile e non mancano i programmi. Come quello del Centro europeo di raccolta e processamento dei dati osservati sui Neo, ormai operativo all’Esrin di Frascati e che potrebbe essere inaugurato nell’aprile prossimo, aggiungendosi al più noto Minor Planet Centre che opera presso lo Smithsonian Astrophysical Observatory ad Harvard.



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