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SPAZIO/ Le insidie che vengono dal cielo e la nostra responsabilità

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Il numero di oggetti che arrivano al suolo è comunque più alto di quanto si immagini, anche se già l’atmosfera offre una prima protezione, frenando e disgregando molti macigni cosmici; poi c’è la distribuzione delle terre e delle acque, con la prevalenza di queste ultime e quindi la ridotta probabilità di un impatto su un centro abitato. Però a Chelyabinsk tale impatto si è verificato e ciò dovrà portare a una revisione dei programmi di monitoraggio e a un incremento delle ricerche e delle analisi sui Neo.

Di fronte a tutte queste situazioni si può avanzare una considerazione. Il fatto che non riusciamo a prevedere tutto e a difenderci completamente non deve gettare una ventata di scetticismo sulle possibilità dell’uomo, sull’aumento delle sue conoscenze e sulle potenzialità prodotte dalla sua genialità tecnica. D’altra parte, gli insuccessi predittivi e operativi sono un continuo invito a non fare della scienza e tecnica un idolo, ad esaltarne l’onnipotenza per poi lasciare il posto a una delusione tutte le volte che i suoi strumenti si rivelano insufficienti.

Soprattutto è invito a guardare alla natura come un dono di cui non disponiamo totalmente, che proprio per la sua alterità ci sorprende e ci spiazza e quindi ci interroga e sollecita a scoprire il senso e i modi della nostra responsabilità, individuale e comune.

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