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IL PUNTO/ Difese immunitarie da attivare contro le epidemie di false scoperte

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In laboratorio (InfoPhoto)  In laboratorio (InfoPhoto)

Ma veniamo alla diffusione dei risultati. Mi riferisco qui all’iter che era necessario a Princeton per renderli pubblici. Alla fine di un percorso di ricerca, i risultati venivano discussi collegialmente con i colleghi interni all’Istituto, sia quelli coinvolti direttamente nell’esperimento sia altri, addetti alla “critica”. Se la cosa convinceva, si aveva il permesso di presentare il lavoro a qualche congresso, dove tuttavia doveva prima passare all’esame di un referee. I lavori considerati più importanti venivano poi inviati a riviste specializzate, dove venivano esaminati “chirurgicamente” da un gruppo di esperti: potevano essere accettati, respinti, o venivano richiesti chiarimenti e suggerite modifiche. Dall’acquisizione in laboratorio di un risultato alla sua pubblicazione poteva passare anche più di un anno. Avevamo allora la ‘quasi certezza’ di non aver pubblicato qualcosa di sbagliato. 

A nessuno allora passava per la mente, appena intravisto un risultato, di annunciare a un giornalista di qualche testata scientifica divulgativa, d’aver fatto la scoperta del secolo! La cosa oggi è degenerata: cercando un po’ a fondo su internet un ragazzo potrebbe convincersi che tutti i problemi sull’energia, il clima, la salute potrebbero essere facilmente risolti se qualche misterioso “gruppo di potere” per i suoi bassi interessi non lo impedisse! Sono sempre gli stessi, quelli che da diecine di anni tengono nascosti in basi segretissime i resti degli alieni. 

Come difendersi? Per quanto riguarda i risultati delle ricerche scientifiche, ci si deve fidare soltanto delle pubblicazioni su riviste specializzate, che abbiano passato il vaglio della critica degli esperti. Sarà compito poi delle riviste di divulgazione scientifica più serie, ancora ve ne è qualcuna, riprendere i risultati più interessanti e renderli comprensibili al grande pubblico. 

Un importante compito spetta poi alla scuola e in particolare agli insegnanti delle materie scientifiche: sono loro che devono convincere gli studenti che la loro preparazione dovrebbe basarsi ancora fondamentalmente sui libri, sulle ricerche bibliografiche, sulle ore, come facevamo noi, passate nelle biblioteche e non a navigare su internet. Tutto sommato… non siamo riusciti proprio male.



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COMMENTI
24/02/2013 - Perché preoccuparsi dei falsi ? (Vittorio Cionini)

Non sono uno scienziato ma anch'io ricordo un tempo in cui, in ogni attività, ci si preoccupava di verificare la validità degli assunti e dei processi che conducevano ai risultati. Ma oggi che senso ha ricercare certezze ? Viviamo tempi in cui tutto (dalle idee ai prodotti) si brucia in tempi brevissimi, siamo immersi in una realtà virtuale che ci inonda di notizie che non abbiamo neppure il tempo di leggere, tantomeno di meditare. Non si può affrontare un argomento che si viene interrotti da una telefonata, un sms o un 'altro interrupt qualsiasi. E poi quanto dura una eventuale certezza ? In campo scientifico nanosecondi. In campo finanziario ogni week end é un terno la lotto. In campo politico spariscono nazioni, partiti e leader da una settimana all'altra. Anche i ragionieri hanno smesso di trovare la quadratura "alla lira" in bilanci sempre più falsi, truccati e pieni di derivati. Ben vengano annunci fantasiosi qualcuno che clicca "Mi piace" c'é di sicuro.... Diceva già il Magnifico Lorenzo "...chi vuol esser lieto sia, del doman non v'é certezza..."