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BIOLOGIA/ Quando il tumore attacca, la cellula si difende “invecchiando”

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«I telomeri sono interessanti oggetti di studio: sono potenziali punti di accumulo di danni al Dna e sono fonti di allarmi continui perché, a differenza del resto del genoma, non sono riparabili in caso di rottura casuale. Inoltre, richiamano il DDR, e con esso il programma di senescenza, quando la cellula viene iperstimolata a proliferare e duplicare il proprio materiale genetico, come succede all'inizio della trasformazione tumorale, qualora venga alterato un oncogene (cioè uno di quei geni mutati che fanno partire un tumore)».

Ecco allora gli obiettivi delle ricerche del gruppo di d’Adda: decifrare i segnali molecolari che attivano il processo di senescenza cellulare e le sue dinamiche; comprendere il ruolo dei telomeri nell'invecchiamento e nel cancro; capire in che modo la senescenza cellulare blocca lo sviluppo tumorale.

Le novità più affascinanti e inaspettate, secondo d’Adda, degli ultimi tempi riguardano una macromolecola che sta diventando sempre più importante in vari ambiti della biologia: l’Acido Ribonucleico o Rna. «L’Rna è sempre stato visto a servizio del Dna, nella sua funzione di messaggero dell’informazione; in effetti l’Rna non è solo subordinato al Dna ma è anche, per così dire, il guardiano della sua integrità; anzi è l’Rna che, controllando l’integrità del Dna, ha un ruolo prioritario. Il Dna ha bisognodell’Rna».

D’Adda mostra il sistema sperimentale sul quale stanno lavorando: un insieme di cellule, dove si stanno accendendo gli allarmi, messe a confronto con le stesse cellule trattate con un enzima che toglie tutti gli Rna. L’impatto dell’eliminazione dell’Rna è sorprendente: gli allarmi spariscono, le proteine sono lì ma non stanno funzionando. «L’abbiamo provato su un sistema molto potente, che ci ha permesso di concludere che gli Rna che si formano ai siti di rottura del Dna sono essenziale per lanciare gli allarmi. Le implicazioni notevoli: possiamo accendere e spegnere gli allarmi, modularli secondo certe finalità; ciò potrebbe permetterci di incidere sul processo di invecchiamento cellulare e anche sullo sviluppo tumorale. Oggi iniziamo ad avere strumenti per questo».



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