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SPAZIO/Alla Nasa lucidano gli specchi di berillio dorati per il prossimo telescopio spaziale

Nel 2018 sarà lanciato in orbita un telescopio spaziale allo scopo di approfondire lo studio sulle diverse fasi della storia dell'universo. Di MARCO GARGANTI

Riproduzione del telescopio JWST (Infophoto) Riproduzione del telescopio JWST (Infophoto)

Evidentemente non hanno mai partecipato al Meeting di Rimini, i giornalisti americani che hanno salutato quella del 10 marzo come la più affollata lezione di astronomia: le 526 persone che si sono radunate a Austin (Texas) per assistere a una lezione davanti al modello in scala del prossimo telescopio spaziale sono una folla modesta in confronto alle migliaia che nell’agosto 2007 hanno riempito l’auditorium della Fiera di Rimini per sentire il premio Nobel George Smoot parlare delle osservazioni della prima luce cosmica; o, ai numeri sempre a quattro cifre registrati nel 1999 quando l’italiano Duccio Macchetto è arrivato da Baltimora a raccontare le ultime notizie dal telescopio spaziale Hubble.

Comunque quello di Austin resta un buon risultato, raggiunto nell’ambito di un evento tipicamente americano: il South by Southwest (SXSW) Conferences & Festivals e, all’interno di questo, nella sessione “interactive” esaltata appunto dalla presenza del modello in scala del James Webb Space Telescope (JWST), l’erede di Hubble che nel 2018 sarà messo in orbita dalla Nasa. È, in ogni caso, un’occasione per fare il punto sull’avanzamento del programma di preparazione della missione, che sta procedendo speditamente.

Il JWST è un grande telescopio spaziale ottimizzato principalmente per l’astronomia a raggi infrarossi ma con una certa capacità anche nel campo del visibile. Avrà un grande specchio di 6,5 metri di diametro e uno scudo solare delle dimensioni di un campo da tennis; entrambi non saranno portati in orbita completamente aperti sul razzo vettore ma viaggeranno ripiegati e compattati per essere poi dispiegati una volta arrivato nello spazio esterno, quando sarà sistemato su un’orbita a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra.

Sarà l'osservatorio d'eccellenza del prossimo decennio e fornirà dati preziosi a migliaia di astronomi in tutto il mondo. Inizialmente noto come il “Next Generation Space Telescope” (NGST), è stato rinominato nel 2002 dedicandolo, con scelta discutibile, a un ex amministratore della Nasa, James Webb, già alla guida del programma Apollo e convinto sostenitore dell’astronomia spaziale.