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EVOLUZIONE/ Siamo eredi di quel piccolo gruppo che “ha inventato” il pensiero simbolico

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Ciò è di per sé sorprendente, ma la risposta alla domanda su che cosa poi ha "attivato" l'emergere dell'uomo sembra venire non solo dalla biologia, ma soprattutto da un fenomeno culturale: il linguaggio. La capacità potenziale di pensare astrattamente, che era latente per un lungo periodo in altre specie di ominidi con grande capacità di cervello, avrebbe preso vita quando, a un certo punto, questa facoltà misteriosa è entrata nell'orizzonte di un piccolo gruppo in un specifico tempo e luogo. Una volta che è stato “inventato” il linguaggio (è il tema dell`articolo di Andrea Moro), liberando cosi il pieno potenziale del cervello e trovando negli altri membri della specie le condizioni biologiche per diffondersi, questo ha generato una rivoluzione culturale che ha aperto un nuovo mondo dentro il mondo: quello del pensiero simbolico e della astrazione.

La scienza sta imparando molto su tante cose e lo sta imparando in fretta. Ma, mentre si entra nel “secolo dell’informazione”, è importante capire che l'abbondanza di dati e informazioni non è uguale a conoscenza. Infatti, la quantità di informazioni su alcuni sistemi (ad esempio i regolatori genetici nel nostro corpo) sembra aumentare indefinitamente con le nuove tecnologie disponibili anno dopo anno. Nonostante ciò, come ci fa vedere Giorgio Dieci, per ben capire i dati disponibili abbiamo bisogno di una solida ipotesi interpretativa che essi stessi non ci danno.

Ed è qui che l'interdisciplinarità, e la proposta di Euresis Journal, entra in gioco. Noi crediamo che una vera sintesi di conoscenza non sia possibile seguendo un’unica ed esclusiva metodologia o una singola linea di indagine. In un mondo dove nulla è irrilevante né scollegato dal resto, la conoscenza e la comprensione non stanno tanto nella disponibilità dei dati di laboratorio ma, attraverso di essi, nel punto di fuga rappresentato da quello che è il successo più grande della natura: una ragione in grado di capire e dare un senso all’enorme complessità della natura. Al di fuori di questa prospettiva, tutto sarebbe risucchiato in una crescente e insoddisfacente dispersione.

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