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PLANCK/ Bersanelli: vi racconto la vertigine di risalire al confine osservabile del cosmo

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La mappa rivelata da PLANCK mostra le anisotropie della radiazione cosmica di fondo: è una fotografia della più antica luce impressa nel cielo quando l'Universo aveva solo 380 000 anni. (ESA and the Planck Collaboration)  La mappa rivelata da PLANCK mostra le anisotropie della radiazione cosmica di fondo: è una fotografia della più antica luce impressa nel cielo quando l'Universo aveva solo 380 000 anni. (ESA and the Planck Collaboration)

In effetti oltre che una sfida tecnologica e scientifica PLANCK è anche un’incredibile avventura umana. Vent’anni, oltre 400 scienziati, un unico obiettivo comune. Ho in mente ora soprattutto quelli del mio gruppo all’Università di Milano. Dico ogni tanto che c’è una cosa più importante che costruire un esperimento ed è che costruendo quell’esperimento noi costruiamo noi stessi. Questo è accaduto per me con PLANCK in tutti questi anni; e sta ancora accadendo, grazie a persone straordinarie, maestri più avanti di me, così come giovani ricercatori bravissimi (che qui in Italia meriterebbero molto di più!). Non vorrei dare l’idea di un mondo idilliaco. In 20 anni ci sono stati anche momenti di fatica, di delusione e scoraggiamento. Ma è proprio questo il fatto: non ha prevalso lo scoraggiamento. Ci siamo aiutati, in qualche modo. Da solo uno non tiene così a lungo. Nella difficoltà c’è sempre qualcuno che ha più chiaro lo scopo, magari qualcuno più giovane di te, uno studente, che ti mostra che ne vale la pena, che ti ricorda quale privilegio hai a fare quello che stai facendo. Consapevoli del limite di quello che siamo e di quel poco che riusciamo a capire. Perché comunque ti senti sempre all’inizio. E come dicevo prima siamo ancora al lavoro, anzi adesso più che mai. L’avventura non è ancora conclusa.

(Mario Gargantini)



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