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PLANCK/ L’età dell’universo nei calcoli dell'ingegnere

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La mappa della distribuzione della materia oscura nell'universo elaborata con i dati del satellite Planck (cc_Esa)  La mappa della distribuzione della materia oscura nell'universo elaborata con i dati del satellite Planck (cc_Esa)

Si è appena conclusa la conferenza stampa presso il quartier generale dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) di Parigi in cui sono stati presentati i primi risultati di interesse cosmologico derivati dalle osservazioni del satellite Planck. Lanciato nel 2009 dalla base di Kourou (Guyana Francese), Planck ha scandagliato le profondità dell'Universo studiando il segnale più prossimo al Big Bang: la radiazione cosmica di fondo, quella tenue radiazione che permea tutto lo spazio e che giunge ai nostri strumenti da un lontano passato quando l'Universo aveva solo 380.000 anni.

Tra i tanti risultati, Planck ha fornito un nuovo e più accurato (di circa un fattore due) valore dell'età dell'Universo che risulta essere pari a 13,82 miliardi di anni, leggermente più alto rispetto alle precedenti misure ottenute con il satellite WMAP della NASA. È questo un risultato importante per gli addetti ai lavori ma anche forse per noi, gente comune che ci rendiamo conto ancora di più della vastità dell'Universo in cui viviamo. Parliamo di questo, appunto, con “uno di noi”, l'ingegner Sergio Serapioni, valente imprenditore lombardo con alle spalle una carriera di successo nel campo dei lieviti, ma con un pallino speciale: la fisica.

Ingegnere, è sorpreso del valore dell'età dell'Universo?

Sono molto contento del risultato appena reso noto dal team di Planck. Si tratta di una autorevole conferma del valore che avevo calcolato diversi anni fa sulla base della teoria di Universo che mi ha tenuto occupato in questi ultimi quarant’anni.

 

Di che tipo di teoria si tratta?

La teoria è un tentativo di ricavare in una nuova prospettiva i valori delle costanti fisiche fondamentali e di introdurre nuovi concetti, ad esempio di massa e di carica elettrica, normalmente considerate grandezze fondamentali, che risultano invece essere grandezze derivate da un unico modulo fondamentale. Grandezze diverse sono legate con potenze diverse a questo modulo fondamentale e pertanto mantengono la loro natura distinta ma indicando allo stesso tempo, naturali coincidenze tra grandezze non correlate tra loro che rimangono altrimenti inspiegate. In proposito, già Richard Feynman sosteneva come i valori delle masse di particelle come elettrone e protone rappresentino un aspetto insoddisfacente della fisica mancando una teoria che le spieghi adeguatamente sia nel loro valore numerico sia sulla loro vera natura e origine. La mia teoria è per sua natura una teoria classica, anzi puramente cinematica, ma al suo interno trovano naturale spiegazione e posto quantità e grandezze che caratterizzano la moderna meccanica quantistica.

 

Potrebbe in maniera semplice descrivere le basi di questa sue teoria?

 

 

 



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