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BIOTECNOLOGIE/ Arriva il batterio "furioso" che produce energia senza aumentare la CO2

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Ecco i passi principali della loro ricerca. Dobbiamo partire dal processo di fotosintesi, durante il le piante utilizzano la luce solare per trasformare acqua e anidride carbonica in zuccheri che le piante utilizzano per l'energia, proprio come gli esseri umani bruciare calorie ricavate dal cibo. Questi zuccheri possono essere fermentati in combustibili come l'etanolo, ma si è dimostrato molto difficile estrarre efficacemente gli zuccheri, che sono bloccati all'interno delle complesse pareti cellulari della pianta. Il valore di quest’ultima scoperta è che diventa possibile evitare le piante come “intermediario”: si può infatti prelevare l'anidride carbonica direttamente dall'atmosfera e trasformarla in prodotti utili come combustibili e prodotti chimici, senza dover passare attraverso l’inefficiente processo di coltivazione di piante e di estrazione di zuccheri a partire dalla biomassa.

Il merito di tutto va attribuito a un microrganismo unico nel suo genere, chiamato Pyrococcus furiosus, (“palla di fuoco”), un archeobatterio tra i più resistenti al calore, che vive nutrendosi di carboidrati nelle acque dell'oceano surriscaldate vicino a sfiati geotermici. Manipolando il materiale genetico dell'organismo, i biochimici hanno creato un Pyrococcus furiosus che è in grado di assumere anidride carbonica a temperature molto più basse. Il team dei ricercatori ha poi utilizzato idrogeno per indurre nel microrganismo una reazione chimica che incorpora l'anidride carbonica in acido 3-idrossipropionico, una sostanza chimica comune usata in ambito industriale per fare acrilici e molti altri prodotti.

Con ulteriori manipolazioni genetiche di questo nuovo ceppo di Pyrococcus furiosus, se ne può ottenere una versione che genera una serie di altri prodotti utili industriali a partire da anidride carbonica. Quando il combustibile così prodotto viene bruciato, rilascia la stessa quantità di anidride carbonica utilizzata per produrlo, realizzando così di fatto un processo “carbon neutral” e prospettando quindi una possibile alternativa molto più “pulita” alla benzina, al carbone e al petrolio. Gli autori della ricerca sono consapevoli che si tratta solo di un primo passo; che tuttavia contiene una grande promessa. Non resta ora che affinare il processo e iniziare a testarlo su scala più ampia.

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