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IL PUNTO/ Prima di Ford e della catena di montaggio

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Un operaio (Foto: Infophoto)  Un operaio (Foto: Infophoto)

In effetti con le automobili gli Americani fecero compiere il definitivo balzo in avanti al loro sistema produttivo, grazie soprattutto a due veri geni della produzione di massa quali furono Henry Ford e Alfred Sloan (General Motors). In particolare il nome di Ford si associa immediatamente, nell’immaginario collettivo, alla catena di montaggio, un concetto peraltro non del tutto nuovo, mutuato dalle “catene di smontaggio” delle carcasse di bovini usate nelle fabbriche di carne in scatola di Chicago, che egli perfezionò notevolmente grazie all’utilizzo dell’energia elettrica. Per la verità il successo del suo modo di lavorare gli venne dall’aver introdotto innovazioni significative anche prima di adottare la catena di montaggio. Si consideri per esempio che nel 1908 nell’imminenza dell’introduzione del famoso “Modello T”, il “ciclo medio di lavoro” di un montatore, cioè il tempo medio che intercorreva prima che egli ripetesse la stessa operazione, era di circa 514 minuti. Il lavoro era organizzato in piccole aree di montaggio nelle quali l’intera automobile veniva costruita, spesso da un singolo aggiustatore. Il primo miglioramento introdotto da Ford fu quello di assicurare un pronto rifornimento dei pezzi. Poi, dopo che ebbe assicurato una perfetta intercambiabilità delle parti (non a caso una delle tante “frasi celebri” di Henry Ford, afferma categoricamente che “nella produzione di massa non c’è posto per gli aggiustatori”), egli stabilì che ogni montatore compisse sempre la stessa operazione, spostandosi da un veicolo all’altro. Così, nel 1913, poco prima che venisse introdotta la catena di montaggio il ciclo medio di lavoro si era ridotto da 514 a 2,3 minuti. 
Questo straordinario risultato è stato un po’ sottovalutato, ma in termini di ritorno degli investimenti ebbe probabilmente più importanza della catena di montaggio stessa; in effetti quando essa fu introdotta, nella primavera del 1913, presso lo stabilimento di Highland Park, a Detroit, il ciclo medio di lavoro si ridusse da 2,3 a 1,19 minuti, ma principalmente per il ritmo più rapido che fu imposto alla catena stessa.
Ford, per primo, e i suoi emuli, negli Stati Uniti e nel resto del mondo, puntarono comunque non solo sulla intercambiabilità delle parti, ma anche su quella dei lavoratori. Ridotto a compiti parcellizzati e ripetitivi, che potevano essere imparati rapidamente e svolti da chiunque, senza impegnare l’abilità e l’intelligenza delle persone, il lavoro alla catena di montaggio divenne duro e inaccettabile, forse non meno di quanto fosse stato il lavoro nelle filande e nelle tessiture della prima rivoluzione industriale.
Non a caso la catena di montaggio divenne il luogo e il simbolo privilegiato dell’alienazione e lo scenario delle infinite lotte operarie del secolo scorso.



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