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WEB & POLITICA/ Se Grillo si crede il Galilei di internet...

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Ciò era chiaro fin dalla scelta del nome, Cinque Stelle, che non allude a nulla di romantico, bensì al simbolo dell’eccellenza qualitativa nelle guide turistiche. E del resto Grillo non perde occasione per sottolineare che i suoi candidati, anche se giovani (o meglio, proprio perché giovani), sono persone che hanno competenze e, soprattutto, idee, che basterebbe applicare per risolvere tutti i nostri problemi. Solo che poi si scopre che si tratta al massimo di laureati (quando non addirittura di laureandi), cosa di per sé ottima, soprattutto a fronte dell’ignoranza di certi politici (e, diciamolo, anche di certi giornalisti), ma che significa ben poco. In effetti perfino il mitico “Master”, reso celebre dalle tragicomiche disavventure di Oscar Giannino, non dev’essere sopravvalutato: l’unico titolo che conta davvero a livello internazionale è il Ph.D., ovvero il Dottorato di Ricerca, fermo restando che per essere ritenuti dei veri “esperti” di checchessia non basta neanche quello, ma occorrono fior di pubblicazioni su riviste accreditate. 

Allora da dove viene la legittimazione dei presunti “esperti” di Grillo? La risposta è semplice: da Internet. In effetti Grillo e M5S hanno portato prepotentemente sotto le luci della ribalta un fenomeno che andava avanti in sordina ormai da anni nella generale indifferenza, benché avesse già iniziato a condizionare pesantemente la nostra vita: sto parlando della formazione di una vera e propria “comunità scientifica alternativa”, che, nata intorno ai blog internettiani, sta diventando per un numero sempre maggiore di persone la depositaria della “vera” scienza.

Tale pretesa, in sé folle e pericolosissima, si giustifica essenzialmente in due modi. Anzitutto attraverso la pesudo-democrazia di Internet: se tanti sono d’accordo con una certa idea, si pensa, qualcosa di vero ci dovrà pur essere. Ma, a parte che Internet non è affatto uno strumento democratico (dato che la democrazia è libertà più regole, mentre la libertà senza regole, tipica del web, si chiama anarchia), l’errore di fondo sta proprio nel pensare che la scienza sia una questione di consenso. Invece, come diceva Galileo, «la natura, Signor mio, si burla delle costituzioni e decreti de i principi, degl’imperatori e de i monarchi, a richiesta de’ quali ella non muterebbe un iota delle leggi e statuti suoi». È per questo che è stato inventato il metodo sperimentale, ed è per questo che il controllo, non solo delle ipotesi ma anche degli stessi risultati sperimentali, da parte degli altri membri della comunità scientifica (il cosiddetto metodo della peer review), pur non esente da difetti, è assolutamente indispensabile: altrimenti non si potrà che tornare alla situazione che c’era prima di Galileo, cioè al dilagare della pseudoscienza e della superstizione, come infatti già sta accadendo. Per negare tale evidenza gli scienziati da blog ricorrono all’altro grande must di Internet: il complottismo. Si afferma cioè che la scienza “ufficiale” è in mano ad una casta che difende solo i propri privilegi e il proprio potere, esattamente come i politici (con cui anzi è collusa) e che le soluzioni ai problemi si potrebbero trovare, anzi si sono già trovate, “sono là fuori”, ma non vengono attuate proprio a causa di tali resistenze. 



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