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WEB & POLITICA/ Se Grillo si crede il Galilei di internet...

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Ora, è vero che la scienza non è infallibile e che fenomeni di questo genere talvolta si verificano realmente: ma di qui a dire che questo è ciò che normalmente accade ce ne corre; e, soprattutto, non si capisce perché mai la scienza da blog dovrebbe essere più affidabile, dato che il metodo galileiano contiene un’intrinseca tendenza all’autocorrezione, che già molte volte nella storia ha costretto gli scienziati ad arrendersi all’evidenza, gettando a mare i propri pregiudizi, mentre nulla di simile pare inerire al cliccare “Mi piace” o “Non mi piace” su di un blog. Resta però il fatto che Grillo e i suoi pensano davvero di avere in mano la ricetta giusta per rifare il mondo; e che se molti l’hanno votato solo per protesta o per disperazione, molti altri invece l’hanno fatto (e sono pronti a rifarlo) perché trovano convincente il suo programma. Se non si capisce questo, non si capisce nulla.

Ma attenzione! Grillo è solo una conseguenza: al fondo il problema è culturale. Nessuna legge e nessuna politica potranno infatti mai porre un freno alla diffusione della pseudoscienza internettiana: solo una vera educazione potrà farlo. Un’educazione che, per essere efficace, dovrà necessariamente rimettere al centro le idee, oggi quasi esecrande, di verità e di autorità, nonché la necessaria serietà all’interno della scuola, il cui scopo è insegnare: altro che “permettere ad ogni ragazzo di ritagliarsi il proprio percorso di auto-apprendimento” e similari balle psico-pedagogo-libertarie! Tale consapevolezza è tanto più urgente considerando l’internettizzazione sempre più spinta della scuola stessa. L’alternativa è veder distrutto il fondamento della nostra civiltà tecnologica e, con esso, del nostro stesso benessere materiale, oltre che della nostra cultura.

Infine, va detto chiaramente che un grande contributo alla diffusione di questa mentalità è stato dato dagli opposti estremismi dello scientismo (perché è chiaro che se la scienza si presenta col volto degli Odifreddi e delle Hack una persona normale cercherà di tenersene il più possibile alla larga) e del relativismo epistemologico: come stupirsi infatti che queste idee girino oggi sul web se fin dagli anni Cinquanta celebrità mondiali come Popper, Quine, Wittgenstein, Kuhn, Feyerabend e compagnia filosofante hanno sostenuto con la massima serietà che credere nell’esistenza degli atomi piuttosto che in quella degli dei dell’Olimpo è essenzialmente una questione di convenzioni, che l’astronomia non è realmente superiore all’astrologia e che ciò che viene considerato “conoscenza” dipende dagli interessi di chi detiene il potere all’interno della comunità scientifica? Se c’è un apporto positivo che il grillismo può (involontariamente) darci è proprio la consapevolezza di quanto queste teorie siano non solo erronee, ma realmente pericolose – o, più esattamente, micidiali. Altro che “chiacchiere da filosofi”: le idee sbagliate, alla lunga, uccidono



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