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MEDICINA/ Costanzo (Ifom): "Torno in Italia per studiare come si riparano i danni del Dna"

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A volte rientrano. Stanno aumentando i casi dei cosiddetti cervelli italiani all’estero che ritornano in Italia e vanno a potenziare le nostre strutture di ricerca, specie quelle di eccellenza. È il caso di Vincenzo Costanzo, che ha iniziato il suo percorso di ricerca alla Columbia University (New York), dove ha ottenuto risultati rilevanti nel campo della biologia cellulare, per poi passare a Londra ai Clare Hall Laboratories del Cancer Research UK, considerati tra i più importanti al mondo per la ricerche sul DNA. Qui ha avviato un laboratorio per lo studio della stabilità del genoma nei vertebrati dove, sfruttando le potenzialità della biochimica in vitro associata a tecniche di imaging, riesce a comprendere il meccanismo di azione di molecole fondamentali per la vita della cellula come Rad51, che è direttamente controllata da BRCA-2, una proteina le cui mutazioni provocano sindrome da cancro ereditario alla mammella e all’ovaio.

Adesso, grazie anche al contributo della Fondazione Armenise-Harvard, sta tornando in Italia dove avvierà presso l’IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) di Milano un programma di ricerca sul “Metabolismo del Dna”. Ilsussidiario.net l’ha incontrato alla vigilia del suo incarico per chiedergli i motivi che l'hanno spinto ad accettare questa nuova avventura.

 

Cosa si intende con metabolismo del Dna e perché è così importante studiarlo?

Con metabolismo del Dna intendiamo quella serie di reazioni biochimiche svolte da proteine che lavorano direttamente sulla molecola del Dna, ad esempio, tagliando la doppia elica e ristrutturandola; ci sono molte di questi proteine e noi ne studiamo alcune, tra cui gli enzimi che segnalano la presenza di rotture o di tagli e riparano il Dna. Molto spesso si tratta di proteine che sono alterate nel caso di tumori; da qui un ulteriore motivo di interesse.

 

Che cosa fate quindi?

Andiamo a studiare la biochimica delle proteine nel loro contesto biologico e per fare questo utilizziamo un sistema acellulare derivato da estratti di ovociti di Xenopus laevis, una rana utilizzata sin dagli anni ’60 come organismo modello e che noi utilizziamo in un modo abbastanza originale: ne ricaviamo appunto un estratto di ovociti in modo da avere – lo dico semplificando - una specie di “succo” col quale realizzare reazioni in vitro, come la riparazione del Dna. Questo sistema è stato utilizzato con successo da alcuni scienziati tra i quali Tim Hunt, premio Nobel per la Medicina nel 2001, con cui ho lavorato quando ero a Londra. A partire da questo sistema stiamo cercando di sviluppare nuove tecnologie per trovare enzimi che riparano il Dna.

 

Come intende sviluppare la sua linea di ricerca all’Ifom?

Mi è stata offerta - dalla Firc (Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e dalla Fondazione Armenise-Harvard attraverso il programma Career Development Award - la possibilità di riprodurre il mio laboratorio inglese e con questa struttura a disposizione intendiamo compiere un ulteriore passo avanti. 



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