BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

AMBIENTE/ Il creato: una bellezza da “custodire e coltivare”

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Dal canto suo Benedetto XVI, sempre nella Caritas in Veritate, ha segnalato la priorità “strategica” di un’ecologia dell’uomo: «Il degrado della natura è infatti strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana: quando l'ecologia umana è rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale ne trae beneficio. Come le virtù umane sono tra loro comunicanti, tanto che l'indebolimento di una espone a rischio anche le altre, così il sistema ecologico si regge sul rispetto di un progetto che riguarda sia la sana convivenza in società sia il buon rapporto con la natura».

Questo ci conduce direttamente al criterio del bene comune come orizzonte del “custodire la Terra” e quindi - come osserva Pier Davide Guenzi nel suo contributo al volume del Progetto Culturale della Cei – come prospettiva da cui partire per “trarre le necessarie conseguenze operative a livello legislativo e di pratiche eco-compatibili”.

In particolare due dimensioni offrono una declinazione di tale “custodia”: quella dell’abitare e quella della cura.

La prima, che non è “un puro evento accidentale ma rappresenta una dimensione originaria dell’esistere”, consente di ripensare alle questioni tecnico-scientifiche dell’habitat ricollocandole all’interno di una rielaborazione complessiva; come ben sintetizzava Jean Ladrière: «La metafora dell’habitat indica molto più che il semplice dato fattuale di un luogo in cui ci si può abitualmente trovare, in modo neutro e accidentale. Indica piuttosto un legame necessario tra l’esistenza e un luogo che possa essere per l’esistenza un “luogo proprio”. L’esistenza deve addomesticare il proprio luogo e lasciarsi addomesticare da quello. è così che diviene per lei un “luogo proprio”».

Quanto alla cura, riprendendo alcune considerazioni di Elena Pulcini (La cura del mondo, 2009), Guenzi pone il giusto interrogativo di cosa possa motivare «l’assunzione condivisa della custodia del creato»: non sarà la pura reazione alla paura suscitata dai tanti rischi ambientali, né la richiesta che la vita possa «semplicemente essere garantita nella sopravvivenza secondo gli equilibri della biosfera». Bisogna ritrovare la forza di una prospettiva come quella del bene comune, che con la sua «vivacità immaginativa può orientare lo sforzo del pensiero umano per non perdere la “forma del mondo” e la stessa possibilità di una vita umanamente degna e riuscita».



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.