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ATMOSFERA/ Quando l’inquinante varca la frontiera, interviene MINNI

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Dall’estate scorsa è in vigore la nuova versione del cosiddetto Protocollo di Göteborg, l'accordo che regola i livelli di emissione per l'inquinamento atmosferico transfrontaliero in Europa, Usa e Canada, limitando l’azione di impianti industriali e veicoli a motore. Adottato nel novembre 1999, il Protocollo stabilisce gli standard nazionali per quattro elementi inquinanti: zolfo, ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili (COV) e ammoniaca, cioè quelle sostanze che possono esercitare i propri effetti negativi su suolo, vegetazione e acque a distanze di centinaia di chilometri dal punto di emissione e spesso in Paesi diversi da quelli in cui sono state prodotte.

Per quanto riguarda la Ue, i nuovi obiettivi del trattato vedranno, rispetto ai livelli del 2005, una riduzione delle emissioni di circa il 60% per lo zolfo, il 40% per gli ossidi di azoto, il 30% per i composti organici volatili, il 6% per l'ammoniaca e il 20% per il particolato. Si tratta di limiti negoziati sulla base di valutazioni scientifiche degli effetti dell'inquinamento e sulle opzioni di abbattimento, senza trascurare gli impatti economici delle restrizioni.

Ma come vengono condotte tali valutazioni scientifiche? Un ruolo fondamentale è stato ricoperto in Italia dal progetto MINNI (Modello Integrato Nazionale a supporto della Negoziazione Internazionale), un sistema modellistico che permette di valutare l’efficacia dei provvedimenti per la qualità dell’aria, sia a livello nazionale che regionale. L’Enea è il coordinatore del progetto e proprio in questi giorni ne ha tratto un primo bilancio in un workshop dove sono stati presentati i risultati finora conseguiti, le applicazioni del modello in diversi ambiti, gli studi su settori specifici effettuati nell’ambito del progetto e i futuri sviluppi della modellistica integrata a supporto delle politiche in materia di inquinamento atmosferico nel nostro Paese.

MINNI si basa su una metodologia riconosciuta a livello internazionale e consente all’Italia di partecipare ai negoziati internazionali con un proprio sistema di valutazione scientifica per studiare i fenomeni di inquinamento e le azioni da attuare per la loro riduzione. Il sistema è in grado di rappresentare le peculiarità del nostro Paese dal punto vista meteorologico, geografico e produttivo, con valutazioni sull’inquinamento atmosferico e sulle sue cause, sull’impatto sulla salute umana e sugli ecosistemi, e sull’azione di degrado sul nostro patrimonio artistico e culturale. 

Quello implementato dall’Enea è un sistema modellistico integrato, ossia un modello di descrizione di un sistema complesso attraverso moduli che ne descrivono i singoli aspetti e sono tra di loro connessi e interdipendenti. È costituito da due principali sistemi modellistici strettamente interfacciati.



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