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IL PUNTO/ La sfida nani contro giganti nel Grand Prix dell’eolico

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Il carico di una mega turbina per l'installazione in un parco eolico marino  Il carico di una mega turbina per l'installazione in un parco eolico marino

Per quanto affidabile e durevole, qualsiasi macchina, specie se funzionante all’aperto e in ambiente meteorologico ostile, ha bisogno di un minimo di manutenzione. Non è quindi difficile comprendere che dal punto di vista dei gestori di “parchi eolici” il dover mantenere un elevato numero di  macchine sia una situazione tutt’altro che ideale, tanto più in situazioni ambientali isolate ed estreme, come quelle delle installazioni offshore (in mare aperto) che sono peraltro le più interessanti  in termini di regime dei venti e di energia complessiva producibile.

La tendenza al gigantismo dei generatori eolici, alla ricerca di potenze unitarie multi-megawatt, si è quindi inesorabilmente affermata, soprattutto nell’ultimo decennio. Attualmente si è arrivati a  generatori ad asse orizzontale di potenza massima di 6-7 MW che hanno due-tre pale lunghe  60-70 metri, quindi diametri del rotore superiori ai 120-140 metri, con torri di sostegno ben più alte di 100 metri. Ma sono in progetto macchine ancora più grandi, con potenze fino a 10-15 MW e dimensioni ancora più imponenti nelle quali le pale raggiungeranno lunghezze dell’ordine dei 100 metri.

Costruire simili manufatti, pone sfide enormi agli ingegneri e stimola lo sviluppo di nuove tecnologie. Terminata la fase pionieristica, nella quale ci sono stati anche degli insuccessi, ai grandi gruppi industriali che si sono accaparrati il mercato dei generatori eolici (quali l’americana General Electric, le tedesche Siemens ed Enercon, la danese Vestas) non sembrano però mancare le risorse tecnologiche per risolvere i problemi che il gigantismo inevitabilmente pone.

Sul mercato si affacciano inoltre nuovi soggetti, portatori di nuove idee. Ad esempio l’americana  Blade Dynamics ha sviluppato una tecnica di produzione delle pale che ne permette la costruzione in spezzoni, realizzati totalmente in fibre di carbonio, non più lunghi di 20 metri, che poi vengono giuntati insieme. Questa società ha trovato il modo di superare gli inconvenienti che avevano caratterizzato precedenti tentativi non riusciti di realizzare pale giuntate e, dopo aver dimostrato con successo il suo metodo costruendo pale da  50 metri, si appresta ora a estendere la sua tecnologia a pale da 100 metri. Non tutti i produttori stanno comunque seguendo questa strada: altri  inseguono il traguardo dell’incremento di potenza continuando a produrre pale monoblocco; per costruire le quali sono ovviamente necessari “forme” o “stampi” di dimensioni altrettanto imponenti.

L’esasperazione delle potenze e delle dimensioni, se offre il vantaggio di diminuire il numero di installazioni, crea altri problemi riguardanti, come è facilmente comprensibile, non solo la costruzione ma anche l’installazione di simili giganti. Così per esempio la Siemens ha dovuto realizzare una nuova grande nave specializzata nell’installazione offshore, per poter piazzare nel Mare del Nord i suoi più recenti generatori da 6 MW. Anche l’impatto visivo di questi giganti eolici è pesante e ciò non ne facilità l’installabilità, specie in siti non troppo lontani dagli insediamenti umani (come sono quasi tutti quelli italiani).



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