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BIOLOGIA/ Quel nuovo passo per comprendere il mistero dell’origine della vita

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E’ un punto che chiama a raccolta per la sua comprensione non solo chimici e biologi, ma anche i fisici, che da anni ormai stanno utilizzando le conoscenze proprie della meccanica quantistica modellizzare le strutture delle grandi molecole e per rendere ragione delle loro conseguenti proprietà chimico-fisiche. Per esempio, è un dato ormai assodato che il folding permette alle proteine di assumere una forma globulare attraverso la quale possono interagire con le altre, generare specifiche reazioni chimiche e adattarsi per permettere agli organismi di trarre vantaggio dall’ambiente circostante.

La novità dell’ultim’ora in questo campo di studi arriva dalla Florida State University: un team di biologi guidato dal prof. Michael Blaber, biologo strutturalista, potrebbe portare gli scienziati un passo più vicino alla comprensione dell’emergere della vita sulla Terra. Dopo 17 anni di affinamento delle tecniche di investigazione e tre anni di studio effettivo sui modelli, Blaber ha provato che i 10 aminoacidi ritenuti già esistenti sulla Terra circa 4 miliardi di anni fa erano in grado di formare proteine in grado di ritorcersi in un ambiente ad alta salinità. Tali proteine sarebbero state in grado di realizzare attività metabolica per i primi organismi viventi emersi fra 3,9 e 3,5 miliardi di anni.

E’ interessante ascoltare cosa dice Blaber: «il paradigma corrente è che prima si formò l’RNA, e in un ambiente ad alta temperatura. I nostri dati invece sono molto più in favore del punto di vista per cui per prime si sono organizzate le proteine e in un ambiente alofilo (cioè ad alta salinità, ndr)». I risultati di Blaber fanno cioè ritenere che un insieme di aminoacidi prodotti da semplici processi chimici contengano le informazioni necessarie per produrre proteine complesse: è il punto di vista “protein-first”, che si oppone al “RNA-first”.



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