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IL PUNTO/ Cambiamenti climatici: è riduttivo giocare tutto sulla CO2

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Solo circa 3 milioni di anni fa si è instaurato un regime climatico con l’alternanza di periodi glaciali e interglaciali.

Attualmente viviamo in un interglaciale noto come Olocene iniziato circa 11.500 anni fa che, in base all’andamento degli ultimi tre cicli interglaciali, dovrebbe portare ad una glaciazione, in contrasto con il famoso Global Warming imputato all’incremento di CO2 di provenienza antropica. Le ricerche sul passato hanno documentato che ci sono incongruenze nel legame di causa-effetto tra variazioni di CO2 e variazioni di temperatura ovvero alle stesse emissioni di CO2 non sempre corrisponde un riscaldamento.

Gli studi paleoclimatici in ambiente oceanico, che copre la maggior parte della superficie del nostro Pianeta, si focalizzano su fasi climatiche calde associate a diversi tenori di CO2 atmosferica studiando le risposte degli ecosistemi per riuscire a comprenderne le connessioni.

Indagini interdisciplinari hanno messo in evidenza come il ciclo biogeochimico del carbonio rivesta un ruolo fondamentale nei complessi equilibri tra oceano e atmosfera. L’attività degli organismi fotosintetici che vivono all’interfaccia oceano-atmosfera regolano gli scambi del carbonio da e verso l’atmosfera (l’oceano è in grado di assorbire e rilasciare grandi quantità di CO2) come risulta molto evidente nell’oceano meridionale grazie alle basse temperature che favoriscono i processi di assorbimento dei gas atmosferici.

Allo stesso tempo occorre tener presente che l’aumento di CO2 in atmosfera incrementa gli scambi con l’oceano comportando un aumento della concentrazione di CO2 disciolta nelle acque superficiali marine, con una conseguente diminuzione del pH.

L'insieme di queste variazioni nella chimica dell'oceano determina l’aumento di acidità degli oceani, ovvero influenza i processi di biomineralizzazione delle strutture carbonatiche di molti organismi marini costituiti di carbonato (coralli ecc.) per i quali diventa difficile costruire e mantenere le strutture vitali con conseguenze sull’ ecosistema e sulla catena trofica. In sintesi, lo studio degli ecosistemi marini del passato documentano come il clima non possa essere ridotto alle variazioni di un solo parametro, è riduttivo pensare alla CO2 o all’uomo come gli unici attori delle anomalie climatiche o del global warming.

La complessità degli studi climatici che i ricercatori riscontrano risiede proprio nel fatto che la variabilità del clima terrestre è il risultato di complesse interazioni tra atmosfera, biosfera e idrosfera e si manifesta su un ampio spettro di scale temporali e areali.

Le previsioni delle variazioni climatiche a lungo termine per formulare i possibili scenari futuri si basano su simulazioni numeriche e studi teorici (modelli) di diversa complessità e realismo, da semplici modelli lineari a più completi modelli accoppiati atmosfera-oceano, ma risultano essere una semplificazione della realtà, devono essere ancora perfezionati considerando le innumerevoli variabili in gioco e le diverse scale temporali su cui la variabilità climatica opera.

Per questo i recenti modelli numerici vengono sempre più implementati tenendo conto di molteplici componenti quali atmosfera, oceano, ghiaccio marino, ecosistema e vegetazione ovvero di tutte quelle relazioni che gli studi degli archivi geologici e il monitoraggio ambientale mettono in evidenza.



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